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Un pensionato aostano condannato per minacce razziste verso Ezel Alcu, scrive ai ministri Bonafede e Salvini per chiedere l'invio «degli ispettori»

redazione 12vda.it
Giovanni Faggionato

Giovanni Faggionato, pensionato 65enne residente ad Aosta, fondatore della "costituenda associazione" intitolata "Per una cultura dell'onestà intellettuale", impegnato da tempo in una personale verifica delle condizioni di vita, in Valle d'Aosta, di alcune famiglie di origine magrebina, nonché particolarmente attento agli impegni economici pubblici nei confronti di migranti, che puntualmente denuncia alla Procura della Repubblica di Aosta, ma anche a diversi Ministeri a Roma, è stato giudicato colpevole del reato di minaccia aggravato dalla discriminazione razziale, etnica e religiosa nei confronti di Ezel Alcu, la rifugiata curda, ospitata per anni in Valle d'Aosta e nota in tutt'Italia per essere una dei protagonisti della "graphic novel" "Kobane Calling", del fumettista romano "Zerocalcare", pubblicata nel 2016, che ha venduto centinaia di migliaia di copie.

«Musulmana di merda» e «musulmana schifosa». Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Luca Ceccanti, il 12 aprile 2018, Faggionato ha inseguito la Alcu per strada, insultandola con le frasi «musulmana di merda»«musulmana schifosa» puntandole un dito indice contro la faccia e tentando di aggredirla. Il Giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Colazingari, ha quindi considerato colpevole il pensionato aostano "con l'aggravante di aver commesso il fatto per mere finalità di discriminazione ed odio razziale nei confronti di persona di origine musulmana", condannandolo ad una sanzione di cinquecento euro.
Non è la prima condanna, in tale senso, per il pensionato aostano, che nel marzo 2014 era stato condannato, in primo grado, ad un anno di carcere per stalking aggravato dalla finalità della discriminazione razziale, reato poi derubricato in Appello, a Torino, nel gennaio 2015, in ingiurie e minacce, e quindi ridotto ad una pena di due mesi di reclusione.

«Istigazione al suicidio» per una «malvagia persecuzione giudiziaria». Dopo la condanna Faggionato ha scritto al ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede, ed al "prefetto della Valle d'Aosta", il presidente della Regione Antonio Fosson, dichiarando «che dal 2014 vengo fatto oggetto di una malvagia persecuzione giudiziaria ad opera del pubblico ministero di Aosta Luca Ceccanti» che ha chiesto la sanzione di cinquecento euro per il reato. Per Faggionato la condanna «ha assunto i contorni di vera e propria istigazione al suicidio e attentato alla salute fisica e psichica della mia persona».
Faggionato ha denunciato, inoltre, «infondate le accuse a me rivolte da detto magistrato basate esclusivamente su false dichiarazioni di una donna curda appartenente all'area dei centri sociali, in Italia grazie al fatto che ha ottenuto lo status di "rifugiato politico"» chiedendo quindi al ministro «l'invio urgente degli ispettori ministeriali affinché possa essere valutata la conformità alle norme costituzionali e ordinarie degli atti messi in opera dal magistrato Luca Ceccanti».

Duecentodieci punti esclamativi (ed altri venti). In una seconda lettera a Bonafede, Faggionato gli ha comunicato «l'ingiustissima condanna» evidenziando che questa «si sta rivelando devastante in quanto sono stato fatto precipitare in una profonda depressione».
«Con le poche energie che mi rimangono - ha aggiunto - confermo, ribadisco, ripeto e riaffermo che le accuse di tale Ezel Alcu, attivista del "Pkk" curdo, collocabile nell'area dei centri sociali, nella rete antirazzista, nel movimento "no Tav", in "Sinistra Ecologia e Libertà", in "Potere al Popolo", sono totalmente false e mendaci», aggiungendo 210 punti esclamativi.
«Non è possibile che il sottoscritto che rappresenta i cento anni di presenza della famiglia Faggionato in Valle d'Aosta - ha sottolineato ancora - non venga creduto, anzi non è stato neanche sentito e non ha potuto difendersi poiché hanno fatto tutto tra loro i due magistrati sopracitati (Colazingari e Ceccanti, n.d.r.)».
«E' vergognoso che in Italia accadano cose simili - ha ribadito, nella lettera, il pensionato aostano, insistendo ancora con una ventina di punti esclamativi - chiedo e imploro nuovamente che degli ispettori ministeriali vengano inviati ad Aosta per i dovuti accertamenti».
Precedentemente Faggionato aveva anche scritto al Giudice Giuseppe Colazingari, ribadendo che «le dichiarazioni date dalla signora Ezel Alcu sono totalmente false dalla "a" alla "z" e pertanto la denuncerò presso i locali della Questura di Aosta. Per quanto riguarda la condanna al pagamento di cinquecento euro le faccio notare che sono un poverissimo pensionato di 66 anni e che quei soldi io assolutamente io non li ho».

«Dall'Espace populaire notevoli aiuti e sostegni alla signora Alcu». «E' doveroso mettere in luce l'appartenenza politica di detto individuo - ha insistito Faggionato nella sua querela - la signora Alcu ha fatto per molto tempo riferimento a persone notoriamente appartenenti all'area di un noto circolo di estrema sinistra di Aosta denominato "Espace populaire", luogo di incontro e di manifestazioni per persone appartenenti per l'appunto all'estrema sinistra. La signora curda avevo avuto modo una sola volta di constatare che addirittura lavorare all'interno di detta struttura e aveva ricevuto dai responsabili dell'Espace populaire notevoli aiuti e sostegni pare finalizzati allo scopo che costei ottenesse lo status di "rifugiato politico", tant'è che attualmente, oltre ad essere stata riconosciuta come "rifugiata politica" ha residenza ad Aosta, dove ha trovato sistemazione nell'appartamente di una persona di sinistra facente parte dello staff dell'associazione dell'Espace populaire».
«Questa donna - ha proseguito Giovanni Faggionato, riferendosi sempre ad Ezel Alcu - esprime un odio viscerale nei confronti di chi non la pensa come lei e che pertanto e di conseguenza va definito come "fascista". Smentisco la tesi della Procura della Repubblica in quanto la donna non è stata affatto ingiuriata, ma è il contrario, è il sottoscritto che è stato insultato con la seguente espressione: "fascista di merda". Lo scrivente, in detta occasione, si è limitato a chiedere alla donna le sue generalità poiché era mia intenzione querelarla visto il pesante insulto proferito dalla donna nei miei riguardi. Dato che costei non voleva declinare le sue generalità, lasciai perdere la faccenda».

Chiesto a Matteo Salvini di revocarle lo status di "rifugiato politico". Le «poche forze rimaste» consentono comunque a Faggionato di presentare una seconda denuncia nei confronti di Ezel Alcu perché sulla sua pagina "Facebook" lo scorso 16 settembre ha pubblicato una foto che la ritrae con un cartello che recita "io sto con chi resiste, violando le impostazioni ingiuste del Tribunale di Torino", con l'immancabile dito medio alzato e le manette, in segno di solidarietà verso i cinque attivisti che si sono arruolati nel "Ypg-Ypj" curdo (Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio "Jack", Maria "Eddi" ed Paolo "Pachino" Andolina, che fanno parte del centro sociale "Askatasuna" e sono noti militanti "no Tav"), considerati "foreign fighters" dalla "Digos" della Questura di Torino e per i quali il pubblico ministero Emanuela Pedrotta ha chiesto la sorveglianza speciale per due anni ed il divieto di dimora, su cui il Tribunale di Torino dovrà decidere il prossimo 25 marzo.
«E' evidente che il suo gesto del dito medio a significare un "vaffanculo" (sic!) certamente indirizzato al Tribunale di Torino - ha ancora scritto Giovanni Faggionato - ci imbattiamo in modo eloquente ad un messaggio politico eversivo, ad una manifestazione oltraggiosa ad un corpo giudiziario e di apologia sovversiva o antinazionale».
A questa denuncia Faggionato ha fatto seguire una segnalazione, indirizzata al ministro degli Interni Matteo Salvini, che aveva incontrato ad Aosta nel 2015, al questore di Aosta Andrea Spinello ed al "signor prefetto della Valle d'Aosta" Antonio Fosson sulla «falsa attestazione di detta donna di risiedere ad Aosta ma in realtà risulta vivere ed avere una occupazione in quel di Bussoleno (Torino)» chiedendo che, anche per questi motivi, ad Ezel Alcu «venga revocato e risulti non più un "rifugiato politico"».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 13 Marzo '19, h.10.50