Oltre mille persone per l'ultimo saluto a Marisa Charrère ed ai piccoli Vivien e Nissen, nel funerale celebrato assieme, di domenica

Angelo Musumarra
Gli sci di Vivien e Nissen Empereur portati fuori dalla chiesa dagli amici dello sci club

Oltre un migliaio di persone, tra parenti, amici, compagni di scuola e di sci, colleghi e conoscenti, si sono ritrovati nel pomeriggio di domenica 18 novembre, nella chiesa parocchiare di Cristo Re ad Aymavilles, per l'ultimo saluto a Marisa Charrère ed ai suoi figli, i piccoli Vivien e Nissen, di nove e sette anni, a tre giorni dalla loro tragica e sconcertante scomparsa.

«La presenza di Cristo in mezzo a noi dà speranza anche a questo gesto». La chiesa, dove era stata allestita sin dalla mattina la camera ardente, non è riuscita a ospitare tutti coloro i quali hanno voluto tributare l'ultimo saluto e diverse centinaia di persone sono rimaste sul sagrato, al freddo, ed hanno potuto ascoltare la celebrazione funebre grazie ad un impianto di amplificazione che ha diffuso le voci del neo parroco don Renato Roux e del precedente, fra Marcello Lanzini, tornato per l'occasione ad Aymavilles, voci e canti che si potevano sentire in tutto il paese: «ci ritroviamo in tanti, oggi, attorno a questo altare - ha dichiararato don Renato, all'inizio del funerale - come ogni domenica le nostre comunità parrocchiali si ritrovano a vivere questo appuntamento con Cristo risorto, ed oggi più che mai sentiamo questa presenza di Cristo in mezzo a noi, che dà senso, che dà speranza anche a questo gesto, che non è una formalità ma è veramente un condividere con chi è nella sofferenza, in questo momento di dolore ma anche di apertura alla realtà della vita eterna. Noi vogliamo sentire che condividiamo con voi questo momento difficilissimo, ma sentiamo anche la grandezza della nostra fede che ci fa andare oltre».

Numerose autorità hanno partecipato al funerale. Dentro, in prima fila, tra i numerosi parenti delle famiglie Empereur, Charrère e Cuc, c'erano sia Osvaldo Empereur, l'assistente capo del Corpo forestale della Valle d'Aosta padre dei due bambini e marito di Marisa Charrère, sia la madre di quest'ultima, Maria, che abita vicino alla famiglia ormai distrutta.
Numerose le autorità presenti, tra cui il vice presidente della Regione ed assessore regionale all'agricoltura Elso Gerandin, l'assessore regionale alla sanità Chantal Certan, visibilmente commossa, l'assessore regionale al turismo Claudio Restano, i consiglieri regionali Laurent Viérin, Alessandro Nogara e Marco Sorbara, l'ex comandante del Corpo forestale Flavio Vertui, il dirigente regionale delle attività culturali Elmo Domaine ed il sindaco di Aymavilles, Loredana Petey, con la Giunta comunale.
Presenti anche diversi compagni di scuola dei due fratellini, che hanno portato delle rose bianche (anche se le famiglie avevano chiesto di effettuare donazioni alla "Associazione Duchenne", che era presente, con due scatole, sul sagrato), oltre agli atleti ed ai dirigenti dello "Sci club drink", dove Vivien e Nissen militavano, che hanno appogiato gli sci dei compagni di squadra alle bare bianche, dove oltre alle rose, erano state poste una sciarpa ed una bandiera della "Juventus".

«Le nostre parole sono insignificanti di fronte ad una tragedia di questo genere». «Nelle nostre comunità parrocchiali, come nelle nostre famiglie, ci si ritrova nei momenti di festa e domenica prossima ad Aymavilles, festeggeremo il patrono, Cristo Re dell'universo - ha ricordato don Renato Roux, all'inizio dell'omelia - ma ci sono anche i momenti difficili, i momenti di sofferenza, dove siamo chiamati a vivere una solidarietà grande e posso assicurare che oggi tante persone vivono con noi questa preghiera. Addirittura hanno telefonato dal Brasile per dire questa solidarietà, che è nella preghiera. Oggi noi viviamo qui uno dei momenti più tristi di questa comunità, la morte violenta di una mamma con i suoi due bambini, siamo attoniti, senza parole. Silenzio e preghiera sarebbe da fare, eppure, come nuovo parroco di questa comunità, mi corre il dovere, il compito difficile, di portare un po' di luce in questa realtà, un po' di speranza, anche in questa situazione di dolore veramente infinito, incomprensibile. E se le nostre parole di fronte ad una tragedia così grande, anche di fronte a queste tre bare, sono veramente insignificanti, ed anch'io balbetto davanti a queste realtà, ma ho una parola che mi sta davanti e mi è nel cuore per dire anche a voi, a tutti voi che soffrite in questo momento, questo distacco così violento, una parola di speranza».

«La vita è un dono che dobbiamo coltivare, che dobbiamo valorizzare». «E allora vorrei dire innanzitutto al marito Osvaldo, alla mamma Maria, agli altri nonni Laura e Mauro, a tutti gli altri parenti e amici - ha continuato don Renato - ho una parola di speranza da dirvi, ho una parola che non posso dire da me, ma me la dice il Signore, ed è questo "io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se è morto vivrà". E allora oggi sono qui per dirvi che i vostri cari non sono nel nulla, non sono nel buio, ma sono andati verso il Signore. Insieme con voi, voglio dire il "grazie" per il dono della vita, ognuno di noi, in questo momento, è chiamato a pensare ai suoi genitori, se ci sono ancora, se non ci sono più, siamo venuti per un gesto di amore dal Signore, attraverso i nostri genitori, ma la vita è veramente un dono che dobbiamo coltivare, dono che dobbiamo valorizzare. Ed è questo che il Signore ci dice oggi, lo abbiamo sentito, vegliate, in ogni momento pregando perché è proprio nella preghiera che noi possiamo acquistare questa luce che va oltre, oltre questi momenti difficili, dolorosi, bui, della nostra vita. Abbiamo sentito ancora nel Vangelo, "il filo dell'uomo che verrà a radunare i suoi eletti dai quattro venti". Oggi più che mai dobbiamo guardare con fede a questa realtà che ci sta dopo la vita terrena, Gesù che ci dice "ritornerò e vi prenderò con me perché siate con me dove sono io"».

«Vivien sta facendo la sua più bella Comunione». «E' questa fede che ci fa guardare oltre, noi possiamo vivere anche senza fede, come se Dio non esistesse - ha ipotizzato ancora il parroco di Aymavilles - ma credo che di fronte a questi traumi della vita, siamo chiamati a chiederci "ma per cosa vivo? Qual è il termine? Qual è il traguardo a cui tendo con tutte le mie forze?". Oggi Gesù, ancora ci dice dall'alto della croce di questa grande sofferenza "ecco la vostra madre", ci dà la sua mamma perché ci accompagni nella vita, perché ci accompagni nelle difficoltà, ma soprattutto ci è stata affidata perché sia presenza, presenza viva, anche nel rosario che abbiamo meditato poco prima del funerale, questo dono grande di una presenza di mamma che ci accompagna sempre. E oggi vorrei rivolgermi anche ai ragazzi che insieme con Vivien stanno preparandosi per la prima Comunione, posso dirvi con verità che Vivien sta facendo la sua più bella Comunione perché è alla tavola del Signore, perché insieme con lui fanno festa tutti i Santi, i Santi del Paradiso, e noi cercheremo quest'anno di prepararci ancora meglio per incontrare Gesù, pane di vita che viene in mezzo a noi e ci sostiene e si fa cibo per noi».

«I due angioletti vicino al Cristo Re adesso sono Vivien e Nissen». «E ancora vorrei invitarvi a guardare dietro di voi - ha concluso don Renato Roux - ci sono due angeli accanto alla figura del Cristo Re dell'universo, sembra una cosa un po' strana, un po' casuale, ma non è casuale. Nel 1975 nonno Federico aveva donato alla chiesa di Aymavilles questi due angioletti, li avevano rubati e lui li aveva regalati e quindi vorrei invitare, ogni volta che entreremo in questa chiesa, a guardare quei due angioletti ed a dire che Vivien e Nissen sono questi due angeli che ci proteggono e ci aiutano dall'alto del cielo, e sentire che non sono nel nulla ma sono accanto al Signore, traguardo a cui tutti siamo chiamati di guardare ed a cui dobbiamo tendere con tutto noi stessi e con tutto il cuore».

«Pregate per i preti, i politici, i giornalisti e vittime della violenza». Nella preghiera dei fedeli, rivolta al «Signore, Dio della vita», è stato chiesto di pregare, «per i pastori della Chiesa, ispirati dalla parola di Dio», che «sappiano interpretare i segni dei tempi, per essere guide affidabili del popolo cristiano», «per i cristiani che operano nella politica e nella comunicazione, perché non diano voce ad ideologie vane, ma difendano la verità», «per le persone che hanno perso la vita a causa della violenza, per coloro che sono venuti a mancare improvvisamente, per coloro che non hanno avuto abbastanza fiducia nel Signore della vita, perché siano accolti nelle braccia misericordiose di Dio» chiedendo poi al «caro Gesù», «di accogliere fra le tue braccia i nostri cari amichetti Vivien, Nissen e la loro mamma Marisa, proteggi sempre tutte le nostre famiglie, veglia su di noi e aiutaci a non dimenticare mai i nostri amici, che sono già lassù in cielo con te».

Durante la Comunione la cantoria ha cantato "Hallelujah". Diverse le perplessità tra i presenti, come la scelta di celebrare i funerali di domenica, di tutti e tre insieme, sia delle due piccole vittime, sia della madre, accolta in chiesa anche se omicida e suicida. Anche la scelta dei canti non è stata ottimale, con una caduta di stile durante la Comunione, distribuita dentro e fuori la chiesa da quattro sacerdoti, quando la cantoria ha intonato, voce e chitarra, "Hallelujah", la ballata di Leonard Cohen, cantata col testo di Jeff Buckley, che racconta una storia d'amore finita male, utilizzando la religione per alludere alla realtà della relazione.
Probabilmente nessuno ha capito il significato delle parole, ed in molti si sono abbandonati alle lacrime: «Marisa, tanti pensieri, tante parole in questi giorni - ha dichiarato, in conclusione della cerimonia, Maria Gabriella Cuc, cugina della donna - ci sei sempre stata per noi, per la nostra famiglia, per quella che avevi acquisito, ci hai sempre aiutato. La sofferenza che hai sopportato da sola, in questi giorni ha proprio stretto il cuore. Noi adesso siamo in tanti qua, vi ringraziamo, nei giorni scorsi, anche oggi. Vi chiedo ancora di esserci vicino, perché i momenti difficili cominciano solo ora, siate vicino a Laura, a Mauro, a Sandro... a Osvaldo e alla zia Maria. Sicuramente hanno degli angeli che veglieranno su loro, ma hanno bisogno di qualcuno quaggiù».

«Le parole fanno più male di uno schiaffo, non giudichiamo». «Non restiamo soli, chiedere aiuto o piangere non è segno di debolezza - ha rimarcato la Cuc - anche Gesù ha mandato i suoi apostoli e gli ha mandati via insieme, due a due, i discepoli di Emmaus erano due, impariamo a camminare assieme, forse anche con delle persone vicine che sono sole, impariamo a sorridergli, magari a solo dirgli un "buongiorno". Poi chiedo un'altra cosa, non apriamo la bocca e dire cose... che fanno male. Le parole fanno più male delle botte, di uno schiaffo, di una sberla, teniamo per noi certe cose, non andiamo a pensare cosa è successo qualche giorno prima, a dare una motivazione, teniamolo per noi, non giudichiamo, solo il buon Dio, ed è buono, solo lui giudica, non sta a noi giudicare... Apriamo la bocca e preghiamo invece, preghiamo perché le preghiere ci serviranno a camminare ad andare avanti. Marisa ora sei in pace, con Vivien e con Nissen, sei accanto a Paolo, al tuo papà, a papà. Papà da lassù, dacci la forza, dacci la tua forza di essere forti e camminare ed aiutare tutti, grazie, grazie Marisa».

I bambini hanno lasciato andare trentatré palloncini bianchi ed uno rosso. Dopo la riflessione finale di Maria Gabriella Cuc la platea ha applaudito e le tre bare sono uscite dalla chiesa, anticipate dai compagni di scuola, dagli amici dello "sci club Drink", che hanno portato con loro gli sci di Vivien e Nissen e, mentre risuonava all'organo "Amazing Grace", classico brano natalizio, ma dal forte significato religioso, i bambini hanno lasciato andare, tra altri applausi, 34 palloncini bianchi ed uno rosso a forma di cuore, che erano stati distribuiti da Alex Borinato, assessore comunale all'istruzione, cultura e turismo: «è stato un bel gesto per i bimbi - ha raccontato - un piccolo gesto simbolico per raccoglierli tutti insieme e fargli vivere un momento così, con un po' di spensieratezza».
Le tre salme sono state quindi portate al tempio crematorio di Aosta dove, intorno alle ore 16.30, con un'altra cerimonia, si è proceduto alla cremazione.
Ora Aymavilles, ma anche le comunità Sarre e Saint-Pierre, dovranno cercare di tornare alla normalità, a partire dai più piccoli, che seppur nella drammaticità del momento, stavano già guardando oltre, senza riuscire a resistere alla tentazione di giocare un momento con il palloncino bianco, in attesa di lasciarlo andare.
Sarà sicuramente più complesso per i "grandi", colleghi e familiari, che dovranno convivere con la consapevolezza di non aver saputo ascoltare il mostro interiore di Marisa Charrère, che con il suo terribile gesto ha messo in discussione tutto il welfare regionale, con "le montagne che fanno da sipario - come ha scritto qualcuno - in questa Valle d'Aosta che sembra custodire troppe storie malate di mamme assassine".

ultimo aggiornamento: 
Lunedì 19 Novembre '18, h.21.10

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