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Nasce il logo "La Saint-Ours", realizzato da nove grafici, per «esprimere le potenzialità inespresse della "Foire"» con una spesa di 19mila euro

redazione 12vda.it
Il logo 'La Saint-Ours" per la 'Foire'

E' stato adottato dalla Giunta regionale il marchio figurativo "La Saint-Ours" ed il relativo manuale d'uso, realizzato da nove grafici valdostani, riuniti quasi cinque mesi fa in una "associazione temporanea di imprese" di cui capofila è Pier Francesco Grizi, per un progetto costato 19mila euro, comprensivo della registrazione dei marchi verbali "Fiera di Sant’Orso" e "Foire de Saint-Ours", con l'obiettivo di tutelare, in qualche modo, l'utilizzo del nome della "Foire". 

Una lettera per ogni studio grafico. A lavorare insieme sono stati otto studi, quelli di Davide Bongiovanni, Elisa Avantey, Federico Armand, Laurent Vicquery, Luciano Seghesio e Daniela Grivon, Marco Carere, Marina Vettorato, Stefano Minellono ed il capofila Grizi: «ci siamo ritrovati, imitando gli informatici, in una sorta di "hackathon" - ha spiegato Luciano Seghesio alla presentazione ufficiale del marchi, che si è svolta mercoledì 10 aprile nell'auditorium "Renato Callisto Arnod" del "Conservatorie de la Vallée d'Aoste", alla Torre dei Balivi di Aosta - ci sono state riunioni nei nostri studi, in cui abbiamo condiviso le idee, anche per otto-dieci ore in piccoli gruppi. E poi abbiamo invitato ad un incontro pubblico, lo scorso ottobre, professionisti e non che hanno raccontato come hanno visto il loro Sant'Orso».
«Non è stato facile - ha aggiunto Marina Vettorato, che ha realizzato il manifesto della "Foire" del 2019, assegnato, per la prima volta, senza gara d'appalto - mettere insieme i nostri punti di vista diversi».
«Abbiamo voluto superare anche la traduzione in troppe lingue
- ha ricordato Laurent Vicquery - quindi abbiamo semplificato fino ad ottenere "La Foire", in francese perché è lingua caratteristica. "La Saint-Ours" che diventa nome proprio e non cambierà in nessun altro modo, ma porta con sé il sottotitolo "fiera millenaria dell'artigianato di tradizione Aosta" per spiegare cos'è e dov'è».
«Cercavamo il segno della fiera, trasversale
- ha quindi precisato Pier Francesco Grizi - ed abbiamo scelto di creare un logotipo un insieme di lettere che creino un disegno e racchiudano una storia in una piccola scritta formale. Ognuno dei partecipanti ha realizzato una lettera, poi armonizzate, con forte personalità e manualità, che si possano utilizzare in ogni forma, dall'annullo filatelico al merchandising».



«Necessario valorizzare la potenzialità inespressa della Fiera». La presentazione di Piera Squillia, funzionario dell'ufficio artigianato di tradizione dell'Assessorato regionale alle finanze, attività produttive ed artigianato, e la riproduzione del primo manifesto per la fiera del 1966, realizzato da Franco Balan, hanno sottolineato il nuovo "anno zero" della grafica promozionale per la millenaria: «avevamo la necessità di valorizzare una potenzialità ancora inespressa della Fiera e trasferirla a chi viene a trovarci - ha raccontato, nel suo intervento, l'assessore Renzo Testolin - bisognava riportarla sotto il marchio della Valle d'Aosta, ad ombrello, per rappresentare tutte le capacità che la regione ha grazie a tutti noi e farle conoscere a tutto il mondo».

Le "Folk Songs" di Luciano Berio a fare da corollario al nuovo logo. La presentazione è stata preceduta da un piccolo concerto proposto da allievi dell'Istituto musicale pareggiato: Giorgia Gorret al violoncello ed Alex Marjolet al pianoforte (assente la violinista Marta Perucca, annunciata nel programma) hanno accompagnato l'interpretazione della soprano Daniela Gavinelli di tre "Folk songs" di Luciano Berio, tra i compositori più significativi del Novecento: «ho scelto "La donna ideale", "Lo fiolaire" e "Azerbajan love song" - ha confidato la cantante, che è anche molto attiva nella musica popolare di tradizione - nel secondo brano suono anche una viola a tasti costruita da Paolo Coriani, un liutaio di Modena: nei Paesi nordici è chiamata "nichelharp", dimenticando che si tratta di uno strumento rinascimentale nato proprio in Italia».
«E' un giusto omaggio presentare il marchio "La Saint Ours" in questo edificio splendido - ha sottolineato ancora Testolin - assieme alla musica che interpreta l'importanza della "Foire" per i valdostani. Qui ha inizio un percorso di tutela e valorizzazione della fiera. Come tutte le cose, devono essere prima pensate e poi realizzate da chi mi ha preceduto in Assessorato: ricordo che l'aveva pensato il collega Fabrizio Roscio, dando il "la" alle procedure amministrative e l'anno scorso si è avuta la concretizzazione. Con Jean-Pierre Guichardaz, la giunta Viérin, di cui mi onoro di aver fatto parte, ha affidato la giusta sottolineatura di un brand di quello che deve essere la nostra forza».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 12 Aprile '19, h.16.50

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