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Matteo Salvini parla dell'operazione "Geenna" alla Camera, "interrogato" da Elisa Tripodi: «saranno attivati tutti gli strumenti previsti della legislazione»

Angelo Musumarra
Matteo Salvini, alla Camera, mentre risponde ad Elisa Tripodi

«Auguro buon Sant'Orso ai valdostani, che meritano altro, e di finire sui giornali non per questioni di 'ndrangheta, ma per la splendida terra dove abitano e lavorano».
Così il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha concluso, tra gli applausi, nel pomeriggio di mercoledì 30 gennaio, la risposta ad Elisa Tripodi, la deputata valdostana del "Movimento Cinque Stelle" che aveva presentato un'interrogazione chiedendo di "iniziative di competenza in relazione a presunti rapporti tra la 'ndrangheta e alcuni amministratori di enti territoriali della Valle d'Aosta" riferendosi all'operazione "Geenna" ed agli arresti del consigliere regionale Marco Sorbara, del consigliere comunale ad Aosta Nicola Prettico e dell'assessore comunale a Saint-Pierre Monica Carcea.

«La 'ndrangheta sostiene esponenti politici ed amministratori». «L'associazione criminale risulta ben collegata con esponenti del mondo politico e amministrativo - ha spiegato in aula, a Montecitorio, la Tripodi - a cui garantisce il proprio sostegno in occasione delle competizioni elettorali locali per ottenere vantaggi ed utilità. A fronte di questi fatti chiedo al ministro quali iniziative intende adottare, per quanto sia di sua competenza, affinché siano garantiti il ripristino e la salvaguardia della legalità nell'operato delle Amministrazioni comunali di Aosta e di Saint-Pierre, considerando anche la particolarità del sistema delle Autonomie della Valle d'Aosta, con riguardo allo scioglimento dei Comuni (possibile lapsus, n.d.r.), dei Consigli comunali, in quanto al presidente della Regione spettano le attribuzioni che la disciplina vigente attribuisce al Prefetto».



«Saranno attivati tutti gli strumenti previsti della legislazione nazionale». «Ringrazio la "Direzione distrettruale antimafia" di Torino che ha portato all'arresto di sedici persone - ha dichiarato Salvini in aula, disertando, così, dopo anni di costante partecipazione, la "Foire de Saint-Ours" - tra le quali un consigliere della Regione Valle d'Aosta, un consigliere del Comune di Aosta ed un assessore del Comune di Saint-Pierre, a testimonianza della preoccupante capacità della criminalità organizzata di stampo mafioso di infiltrare il tessuto economico di ogni area del Paese. L'indagine ha consentito di documentare l'esistenza di una cosiddetta "locale" di 'ndrangheta operativa nell'area di Aosta, nelle zone limitrofe, facente capo alla cosca "Nirta - Scalzone" di San Luca, Reggio Calabria, dove peraltro, lo scorso ferragosto ho tenuto il Comitato per l'ordine e la sicurezza nazionale. Confido che la Magistratura proceda con la massima celerità nell'accertamento delle responsabilità penali e, al contempo, assicuro che saranno attivati tutti gli strumenti previsti dalla legislazione nazionale a garanzia del buon andamento e della impermeabilità delle Amministrazioni di quel territorio da ogni forma di illecito condizionamento».

«Il presidente della Regione mi ha informato due giorni fa». «Le misure da adottare - ha annunciato il ministro dell'Interno - sia sul versante della sospensione cautelare degli amministratori coinvolti nell'inchiesta che relativamente all'avvio di procedure d'accesso, per la verifica dell'eventuale sussistenza di forme di infiltrazione o condizionamento mafioso, dovranno trovare il necessario accordo con il presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, cui l'ordinamento autonomo attribuisce l'esercizio delle funzioni sovracitate. In tale direzione il presidente della Regione mi ha informato, due giorni fa, che attiverà le procedure previste dalla legge per la sospensione degli amministratori sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere, non appena avrà ricevuto dal Tribunale di Torino l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari. Analoga collaborazione potrà essere fornita, ad opera del Ministero degli Interni, in caso di concessione di delega, anche ai fini della composizione della Commissione di accesso, tenendo opportunamente conto delle specificità territoriali e linguistiche della regione».

«Nessuna esitazione ad adottare misure rigide e rigorose». «Non esistono "zone franche" per la criminalità organizzata, in nessun'area del Paese da nord a sud - ha concluso Matteo Salvini, nei due minuti e mezzo dedicati a commentare la vicenda valdostana - sono convinto che la collaborazione tra le Istituzioni statali e la Regione autonoma sarà piena ed efficace, consentendo di lanciare un segnale chiaro alle cosche. In Valle d'Aosta, così come altrove, non c'è spazio per mafia, camorra e 'ndrangheta, e non ci sarà alcuna esitazione ad adottare tutte le misure, anche le più rigide e rigorose, e i provvimenti più severi che la legge consente di mettere in campo».

«Da tempo denunciamo condotte discutibili di politici locali». «Prendo atto dell'attenzione verso questa situazione che si è venuta a creare in Valle d'Aosta - ha quindi ribattuto Elisa Tripodi - per la risposta conseguente da parte del Ministero che viene comunque incontro all'attività che il "Movimento Cinque Stelle" ha posto in essere, sollevando da tempo le preoccupazioni per le condotte discutibili di alcuni esponenti politici locali, e che ora vengono chiaramente fatte carico di specifici illeciti penali, confermando tutta la validità delle nostre denunce. Sono stati arrestati un consigliere regionale, nonché assessore uscente del Comune dei Aosta, un consigliere comunale di Aosta e un assessore del Comune di Saint-Pierre. Risulta che il "locale" di Aosta è ben radicato sul territorio, quindi presenta caratteristiche pericolose in virtù dei contatti stretti e stabili che può vantare con esponenti del mondo politico e amministrativo valdostano».

«Rivedere le prerogative prefettizie del presidente della Regione». «Dalle indagini emerge che esponenti del "locale" di Aosta intrattengano rapporti con affiliati a logge massoniche - ha continuato la deputata della Valle d'Aosta - che rappresentano un ulteriore elemento di collegamento con esponenti che ricoprono ruoli di rilievo nel settore economico, imprenditoriale e politico della società civile valdostana. Per la complessità dei rapporti, degli intrecci tra malavita e politica locale, vi è la necessità, da parte del Ministero dell'Interno di mantenere alta l'attenzione su questi Comuni e non solo, ma sull'intero territorio valdostano per quanto mi riguarda il farò tutto il necessario per rivedere le prerogative prefettizie ora affidate al presidente della Regione per garantire un maggior livello di sicurezza e di tutela da minacce criminali».

Per cambiare le funzioni prefettizie è necessaria una norma d'attuazione. Oltre alla "revisione" delle funzioni prefettizie al presidente della Regione, che sono previste dall'articolo 44 dello Statuto speciale, che dovranno essere definite con una specifica norma d'attuazione, quindi con uno specifico accordo tra Stato e Regione, la Tripodi aveva auspicato anche lo scioglimento del Consiglio Valle, intervenendo, sempre alla Camera, nella serata di mercoledì 23 gennaio, quando stavano uscendo le prime notizie sull'operazione "Geenna": «la giornata di oggi scrive una delle pagine di cronaca giudiziaria più buie nella storia della Valle d'Aosta - aveva sottolineato - oggi, qualora ve ne fosse stato il bisogno, la Valle d'Aosta si sveglia con la certezza che la mafia esiste anche qui. E' dagli anni Settanta che diverse vicende delittuose evidenziano la presenza di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico valdostano, nel 2017 la Commissione antimafia riferiva di "pax valdotaine" tra classe dirigente, operatori economici e organizzazioni mafiosi ed una presenza, ormai stabile e preponderante, di vari clan di 'ndrangheta nel tessuto economico e politico della nostra regione. Io stessa posi all'attenzione del Ministero dell'Interno la mia preoccupazione sulla presenza di 'ndrine e la possibile loro infiltrazione nel tessuto sociale e politico valdostano e gli arresti di oggi, purtroppo, confermano che le mie preoccupazione erano più che fondate».

«Scioglimento dell'assise sulla quale si è allungata l'ombra della malavita». «Non si può, né si deve più negare l'esistenza delle mafie e del loro legame con la politica valdostana - aveva insistito Elisa Tripodi - oggi i valdostani hanno subìto un attacco al cuore della democrazia regionale, una ferita pesante che mina la credibilità stessa delle Istituzioni. E' stato toccato il luogo dove vengono prese decisioni fondamentali per ogni cittadino valdostano ed è profonda la preoccupazione che le indagini in corso possano fare emergere che alcune decisioni siano state influenzate da questi pericolosi intrecci di interessi e malavita. Per salvaguardare la trasparenza e la libertà delle decisioni consiliari, per garantire la dignità delle stesse Istituzioni valdostane, occorre ritornare immediatamente alle urne. Auspico quindi le dimissioni e lo scioglimento dell'assise sulla quale si è allungata l'ombra della malavita».

Dimissioni della maggioranza o decreto di scioglimento? Se non interviene lo Stato, con un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, come previsto dall'articolo 48 dello Statuto speciale, che definisce il fatto che "il Consiglio della Valle può essere sciolto quando compie atti contrari alla Costituzione o al presente Statuto o gravi violazioni di legge", e la successiva nomina di "una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio della Valle, che provvede all'ordinaria amministrazione di competenza della Giunta ed agli atti improrogabili", in attesa, entro tre mesi, di nuove elezioni, l'unica possibilità di tornare alle urne, con la legge elettorale che, allo stato attuale non permette di ottenere una maggioranza stabile, è che si dimettano contemporaneamente almeno diciotto consiglieri regionali, come previsto dall'articolo 15 dello Statuto speciale.



«Il Tribunale di Torino non ci ha trasmesso ancora nessuna ordinanza». «Ancora questa mattina, per l'inchiesta "Geenna", il nostro avvocato, incaricato dalla Regione, si è rivolto al Tribunale di Torino - ha spiegato ai giornalisti venerdì 1° febbraio il presidente della Regione Antonio Fosson - non è ancora stata predisposta nessuna ordinanza. Fino a quando non ci sarà un'ordinanza noi non possiamo procedere alla sospensione di nessuno, questo è tassativo. Come avete visto, abbiamo comunque stabilito un rapporto con il Ministero degli Interni che sa di questo ritardo, di questa "non pervenuta" ordinanza del Tribunale, per cui noi siamo in attesa, tutti pronti a metterci in movimento, non appena questa arriverà, proprio anche secondo quanto il Consiglio regionale all'unanimità ha deliberato con la sua iniziativa nella scorsa riunione, con una presa di distanza e di estraneità completa a questi eventi. Salvini, in seguito all'intervento dell'onorevole Tripodi ha parlato di una collaborazione che noi avevamo chiesto, perché la legge 143 del Testo unico degli Enti locali prevede che non appena sia arrivata quest'ordinanza il Prefetto, che in questo caso qui corrisponde al presidente della Giunta, sospenda, a seconda dell'ordinanza, e parliamo sempre di un'ordinanza che non è arrivata, i tre amministratori in questo momento incarcerati. Per quello che riguarda l'eventuale consigliere regionale la sospensione viene poi trasmessa al presidente del Consiglio dei Ministri che deciderà, invece per quanto riguarda la sospensione di due amministratori di Enti locali, l'articolo prevede l'istituzione eventuale, sempre a seconda del tipo di ordinanza, di una Commissione di inchiesta che dovrà andare a verificare l'accaduto e le conseguenze sul Comune a cui questi appartenevano».

«Solo il "Movimento Cinque Stelle" chiede la separazione del ruolo di Prefetto e presidente della Regione». «Non c'è nessuna delega - ha continuato Fosson - però se si dovrà fare questa Commissione d'inchiesta, che di solito è formata da vari Prefetti, che a sua volta, e parliamo sempre di eventualità, dovrebbe trasmettere i suoi risultati al ministro degli Interni, perché il commissariamento del Comune è compito suo, auspichiamo di farla in accordo con il ministro, tenendo conto, come avevamo scritto, delle nostre specificità e della nostra francofonia. La richiesta di separare le funzioni prefettizie dal ruolo di presidente della Regione è solo del "Movimento Cinque Stelle", i movimenti autonomisti che basano e fondano questa maggioranza sono convinti e sosterranno sempre l'importanza in questa regione di avere l'unicità della figura. D'altronde mi sembra che, pur con tutte le contestazioni che la Lega ha fatto in questo periodo qua, abbia recentemente rinforzato e difeso questa prerogativa che è solo della Valle d'Aosta. Noi pensiamo che questo abbia molti vantaggi per noi, di efficienza e di mantenimento delle caratteristiche dell'Autonomia».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 1 Febbraio '19, h.14.20

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