L'UVP rivendica il "mandato popolare" della nuova maggioranza facendo la somma algebrica dei voti dei cinque movimenti

redazione 12vda.it
Laurent Viérin in Consiglio Valle

Dopo la presentazione della mozione di sfiducia costruttiva nei confronti della presidente della Regione Nicoletta Spelgatti, l'Union Valdôtaine Progressiste ha diffuso, sui "social" una sorta di "infografica" a difesa della nuova alleanza degli "autonomisti", intesa come espressione della volontà popolare, dove viene indicata la somma dei voti ottenuti dei cinque movimenti alle elezioni regionali dello scorso 20 maggio, pari a 31.541 preferenze, il doppio dei voti raccolti da Lega e Mouv', che sono 15.420.

Tra le due maggioranze quasi 3.600 voti di differenza. Un risultato simile alla sommatoria che si poteva già fare lo scorso 27 giugno, con l'alleanza che aveva portato all'avvio della giunta Spelgatti, dove la somma dell'allora maggioranza è di 27.946 voti mentre UV ed UVP si fermavano a 19.015 voti: tra le due maggioranze la differenza di voti è di 3.595, anche se i consiglieri che le supportano sono sempre diciotto.
Evidenziato che i vari movimenti "autonomisti" si erano presentati alle elezioni da soli, senza nessuna alleanza preventiva e, da quanto di era potuto ascoltare durante la campagna elettorale, decisamenti in antitesi l'uno con l'altro, il calcolo reale sulla portata del "mandato popolare", andrebbe fatto sulla rappresentatività degli eletti, ricordando sempre che ogni valdostano può esprimere tre preferenze: la nuova maggioranza, sempre "a diciotto", conta, in questo caso, 19.773 voti, mentre i dieci consiglieri di Lega e Mouv' arrivano a 11.463 preferenze, con una differenza, tra i due schieramenti, che si assottiglia a 8.310 voti.

Quasi 40mila valdostani non hanno espresso voti. Per avere un'idea dell'ordine di grandezza dei numeri che, «non mentono mai», come ha scritto su "Facebook" Elisa Bonin, presidente dell'UVP, bisogna ricordare che il sistema elettorale valdostano "butta via", infatti, numerosi voti: i 35 consiglieri eletti hanno raccolto complessivamente 36.544 preferenze su 63.718 voti validi e quindi 27.174 preferenze andate ai non eletti non vengono considerate, se non per la definizione dei seggi.
Nello stesso modo, se si pensa che su 103.122 valdostani aventi diritto hanno votato, alle scorse regionali, solo in 67.159, sono in 35.963 a formare il più grande partito della Valle d'Aosta, quello degli astensionisti, valore che sale a 39.404 contando anche i 3.441 voti non validi, vale a dire le schede bianche e quelle nulle, superiore alla somma algebrica di qualsiasi "coalizione".

In cinque anni, UV ed UVP hanno perso quasi 19mila voti. L'UVP non fa neppure i confronti con i risultati delle elezioni regionali del 2013, dove il movimento di Laurent Viérin, che si appresta a guidare il "super Assessorato" regionale al turismo, sport, commercio, agricoltura e beni culturali, ha fatto segnare calo di oltre la metà dei voti, passando dai 13.843 a 6.750, con una perdita secca di 7.093 preferenze, percentualmente analoga a quella subita dall'Union Valdôtaine che dai 24.121 voti di cinque anni fa è scesa a 12.265, con 11.856 preferenze in meno: i due movimenti, complessivamente, hanno perso, tra i due appuntamenti elettorali, ben 18.949 voti.

"I numeri sono chiari, perché tornare ad elezioni?". Nonostante "i numeri" esprimano quindi un evidente distacco della popolazione valdostana dalla politica, sui "social", l'UVP ribadisce che "a maggio 2018 i Valdostani hanno ampiamente votato i Movimenti Autonomisti chiedendoci, anche, di smetterla con i litigi e i personalismi. Non è mai semplice mettersi intorno a un tavolo e tornare a dialogare dopo un percorso fatto di confronti duri e di scontri ma lo abbiamo fatto".
"La mozione che abbiamo presentato - si legge ancora - è il punto di partenza di una nuova fase politica e amministrativa. Unisce il voto Autonomista espresso dai valdostani per proporre una maggioranza e un governo autonomista" ed, a chi chiede di tornare a votare, l'UVP  risponde: "i Valdostani si sono già espressi sette mesi fa, i numeri sono chiari, perché tornare ad elezioni?".
«Sono stata la prima portavoce del tentativo, ora riuscito, di Rassemblement, in poche parole della ricomposizione del fronte autonomista - ha aggiunto la Bonin - abbiamo discusso aspramente ma non possiamo ridurci come la sinistra a litigare e basta. Si chiama intelligenza e buon senso. Ora al lavoro!».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 5 Dicembre '18, h.19.20

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