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Via le "slot machine" dai locali pubblici: preannunciati duecento licenziamenti nel settore, «finalmente» dicono gli ex giocatori

redazione 12vda.it
Un pick-up trasporta una 'slot machine' rimossa da un locale pubblico

Macchinette slot spente e sale giochi in procinto di chiudere: la legge approvata lunedì 10 dicembre dal Consiglio Valle anticipa una limitazione al gioco nei locali che era già prevista, ma con scadenze più moderate. Una prima limitazione si era avuta ad aprile 2018, quanto il Comune di Aosta, da solo in Valle d'Aosta, aveva deciso di approvare gli orari di accesso agli "apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro": per undici ore al giorno non consecutive, festivi compresi, dalle ore 9 alle 12, dalle ore 15 alle 19 e dalle ore 21 alle 1, già con la previsione di una ulteriore riduzione di un'ora nell'arco dell'anno e di due entro il 2019.
Le chiusure, invece, erano previste dopo otto anni, cioè nel 2023, per le "sale slot" e di cinque anni, cioè nel 2020, per le slot nei locali: "si stima che resteranno a casa duecento persone", reclamano le associazioni di categoria, evidenziando la loro protesta anche con affissioni giganti nel capoluogo regionale, "finalmente", esclamano dall'altro lato le associazioni contro le ludopatie. Un accordo pare non sia stato possibile e, dal primo di giugno, chiuderanno anche le sale aperte a ridosso dell'entrata in vigore della nuova legge regionale, non retroattiva, la numero 14 del 15 giugno 2015.

Nel frattempo, i commercianti hanno seguito i corsi proposti dall'Azienda Usl e dal "SerD" per migliorare la formazione al contrasto delle ludopatie. Dal canto suo, l'associazione "Miripiglio" fondata e finanziata da ex giocatori, prosegue nella sua azione di sensibilizzazione nelle scuole, con le famiglie, e fornendo sostegno e soccorso a chi chiama il 380.20.57.637, numero sempre attivo per l'"SOS gioco d'azzardo".
La limitazione dei luoghi in cui giocare è solo un inizio, ma dove tabaccai, esercenti di locali pubblici e gestori di sale giochi vedono una perdita di lavoro e di posti di lavoro, l'associazione contro il gioco d'azzardo vede sparire la tentazione sotto casa, l'indurre "a spendere nelle macchinette il resto del caffè", anche se restano i giochi di carte ed i giochi online.

All'interpellanza nel Consiglio Valle di giovedì 10 gennaio, proposta dai "grillini" Luigi Vesan e Luciano Mossa, ha risposto l'assessore alla sanità, salute e politiche sociali Mauro Baccega, che ha riportato quanto emerso dall'indagine del "Celva" nei Comuni": «da tale ricognizione è emerso che non tutti i Comuni valdostani presentano sul proprio territorio sale o spazi per il gioco - ha precisato - la maggioranza dei gestori ha regolarmente frequentato i corsi di formazione e laddove si sono rilevate inadempienze relativamente alla frequenza dei corsi, i Comuni hanno intrapreso azioni per sensibilizzare i gestori agli adempimenti di legge. Solo in rari casi la Polizia locale ha proceduto con la contestazione della violazione, la maggioranza dei Comuni non ha adottato regolamenti per disciplinare gli orari di funzionamento e le distanze minime dai luoghi sensibili rispetto a quanto già previsto dalla legge regionali numero 14 del 2015. Dall'emanazione della legge solo in pochi casi sono stati aperti nuovi spazi per il gioco e segnalo che è al vaglio di questo Assessorato una proposta per incrementare l’attuale onere previsto dalla legge a sostegno delle iniziative a contrasto della dipendenza dal gioco d’azzardo e rivisitare le attuali modalità di erogazione dei contributi medesimi. Sinora lo stanziamento di 4.700 euro veniva suddiviso in due parti uguali, 2.350 euro per iniziative da parte di soggetti pubblici ed 2.350 euro per iniziative da parte di istituzioni sociali private. Inoltre, la percentuale di contributo era stabilita nella misura massima del trenta per cento della spesa ammissibile, condizioni queste che hanno reso sempre difficile riuscire concretamente a finanziare qualcosa di importante».

«L'importo stanziato corrisponde a meno di cinquanta centesimi per ogni famiglia valdostana - ha lamentato Vesan - nonostante il fenomeno porti sul lastrico una percentuale significativa di famiglie. Oltre all'intenzione di incrementare questa dotazione, avrei preferito sentire almeno un ordine di grandezza. Anche perché la legge è in vigore dal 2015, si sarebbe già dovuto provvedere. Se aspettiamo un anno per effettuare i controlli, la nostra incisività su questo problema grave e urgente è assolutamente carente. Mi aspetto un impegno maggiore rispetto a quello prospettato».

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