Gentile visitatore,

se sei su 12vda è chiaro che apprezzi il nostro lavoro giornalistico, che si può leggere, ascoltare e vedere senza dover pagare nulla, nel rispetto di un'informazione libera ed indipendente.
12vda è una testata che non è supportata da lobby politiche, commerciali o sociali, e si sostiene esclusivamente con la pubblicità, che è non assolutamente invasiva, non prevede fastidiosi "pop up" o "finte notizie".

Il nostro lavoro quotidiano richiede infatti tempo e denaro ed i ricavi della pubblicità ci aiutano a tenere in piedi questa testata giornalistica.

Se leggi questo messaggio vuol dire che hai attivato un "adblocker", che blocca automaticamente e non permette di vedere la pubblicità. Nel rispetto del nostro lavoro ti chiediamo quindi di disattivarlo ed anzi, se di tuo interesse, di cliccare sui nostri banner.

In questo modo potremmo restare on line, indipendenti e liberi di raccontare la Valle d'Aosta come la vediamo noi.

Grazie.

La politica locale scarica su Toninelli la responsabilità degli aumenti autostradali. In arrivo un "documento forte" in attesa dell'attenzione da parte del Ministero dei trasporti

Angelo Musumarra
Il bivio da 11,60 euro sulla 'A5" al casello di 'Aosta ovest'

Una «grande manifestazione civile ma ferma di protesta» è quanto aveva auspicato, giovedì 3 gennaio, mentre si trova in vacanza a New York, Luciano Caveri, ex presidente della Regione, commentando sul suo blog l'aumento del 6,32 per cento del pedaggio autostradale sulla "A5", nella tratta gestita dalla "Rav": «non una protesta selvaggia alla "gilets jaunes" - ha precisato il fondatore di Mouv' - ma con tempi e modi concordati con le autorità preposte all'ordine pubblico con il giusto clamore mediatico, bloccando la strada in un clima festoso ma risoluto».

«Non vogliamo fare battaglie contro le società di gestione». Dopo l'inutile lettera del presidente della Regione, Antonio Fosson, al ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, nella quale era stato chiesto, senza avere alcuna risposta, di evitare, per il 2019, aumenti delle tariffe autostradali in Valle d'Aosta, la proposta di Caveri è stata adottata dalla Giunta regionale: «noi speriamo, ogni tanto, di essere più veloci dell'economia ogni tanto - aveva auspicato, venerdì 4 gennaio, l'assessore regionale ai trasporti, Luigi Bertschy, rispondendo a 12vda - nella lettera firmata dal presidente avevamo indicato che quella era la prima azione politica che avremmo messo in campo, evidenziando una criticità. Questo Governo non vuole contrapporsi o fare delle battaglie contro le società di gestione, ma piuttosto convincere e coinvolgerle in un progetto che le vede fare il proprio business nella comunità valdostana, spiegando che lo si può fare cercando di creare comunque un interesse comune. In questo senso vogliamo unire allo sforzo del Governo un lavoro di collaborazione con gli Enti locali, le associazioni, i portatori di interesse, le forze sindacali e con tutti coloro che avranno voglia di sostenere un progetto che non è "contro qualche cosa" ma che vuole evidenziare una volta per tutte che questo trend non può continuare in questa maniera e che questa situazione va affrontata nel rispetto di una comunità».
«Non capiamo come mai il governo abbia mantenuto i pedaggi nel novanta per cento delle autostrade e siano scattati gli aumenti nel restante dieci per cento, rappresentato dalle autostrade montane - ha poi commentato il presidente Fosson - questa è una scelta che deve trovare delle giustificazioni, dato che le popolazioni alpine hanno già grandi difficoltà a mantenere il territorio ed a spostarsi, sembra che invece gli aumenti autostradali siano scattati solo per questo».
 



«Questa situazione danneggia la nostra economia e crea condizioni di incertezza». Si partirà quindi da un "documento forte" «da portare all'interno delle Istituzioni dei nostri Comuni» per ottenere attenzione, da parte del Governo regionale, offeso dalla scarsa considerazione, dal Ministero delle infrastrutture: «l'aumento della "Rav" non è che la punta dell'iceberg - ha aggiunto Bertschy - la situazione dei pedaggi autostradali è nota, ultimamente come Gruppo consiliare abbiamo presentato un progetto e chiederemo un incontro a breve per ragionare in via definitiva sulla situazione che viviamo. Non è cercando soluzioni tampone che possiamo affrontare l'argomento, il costo dell'autostrada da Pont-Saint-Martin a Courmayeur è un problema che riguarda due società, ci possono essere più soluzioni ed un tentativo va fatto ragionando sulle concessioni in essere, senza contrapporci alle società, nello spirito che deve animare anche noi che siamo soci, con un ragionamento insieme alle società. I soci privati devono comprendere che questa situazione danneggia la nostra economia, crea condizioni di insicurezza sulla statale e crea situazioni di governo della mobilità. In questo senso abbiamo chiesto di poter affrontare, nel più breve tempo possibile, con il ministro, questa situazione».

Per la "Rav" proiezioni di aumenti tariffari fino al 17 per cento annuo. Al di là delle intenzioni politiche, che corrono sempre dietro alle scelte economiche dei concessionari, la "Sav" non ha chiesto aumenti perché, come previsto dalla concessione che scade il 31 dicembre 2032, è in fase di aggiornamento il suo "Pef - Piano economico finanziario" e, per questo, ha ridotto "il credito di imposte figurative per un importo pari a circa 1,6 milioni di euro" mentre la "Rav", la cui concessione scade anch'essa alla fine del 2032, che invece ha aggiornato il "Pef" prevedeva aumenti tariffari "per il 2018 del 14,16 per cento, di circa il 16/17 per cento annuo per il periodo dal 2019 al 2024, e del 2,5 per gli anni successivi fino al 2032".
Il blocco di eventuali aumenti del pedaggio, come è avvenuto dal 2015 al 2017, dove è stato chiesto un adeguamento dell'81,12 per cento, concesso nel 2017 nella misura del 52,69 per cento, rischia quindi di accumularsi negli anni successivi: la stessa "Rav", che negli ultimi anni ha chiuso i bilanci in perdita, nel 2017, a fronte di una probabile passivo di 4,2 milioni di euro, ha dovuto rivalutare i "beni gratuitamente devolvibili", in pratica le strutture accessorie dell'autostrada, portando i conti in positivo per 52,5 milioni di euro, nonostante il traffico sul tratto gestito della "A5" sia aumentato rispetto agli anni precedenti.

Laurent Viérin se la prende con Luigi Di Maio: «chi ha promesso di intervenire lo faccia». Sia "Rav" che "Sav" hanno la Regione come socio di minoranza, che incassa, oltre ai tributi, i dividendi a fine anno e che occupa tre posti nei rispetti Consigli di amministrazione, esprimendo il presidente Paolo Vietti in "Rav" ma nessun posto di rilievo in "Sav". Anche per questo, invece di discutere nelle riunioni dei CdA, la scelta è stata quella di scaricare le responsabilità verso il Governo nazionale, che ha l'ultima parola sulle richieste di aumento tariffario: «faremo come sempre una grande battaglia per opporci a questi vergognosi aumenti autostradali - ha scritto su "Facebook" Laurent Viérin, ex presidente della Regione ed attuale assessore regionale al turismo, riportando un video con alcune dichiarazioni del vice presidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, risalenti al dicembre 2017 - anche se i concessionari hanno piani tariffari che sono approvati a Roma, e si fanno forti di questo. Non solo ci faremo sentire ma studieremo azioni concrete malgrado la cosa non dipenda direttamente dalle nostre competenze. Ma soprattutto ci auguriamo che chi ha promesso di fare qualcosa in campagna elettorale, pochi mesi fa, venendo ad Aosta a dire che sarebbe intervenuto, e che oggi è al Governo nazionale, lo faccia. La Valle d'Aosta non può avere l' autostrada piu cara d'Italia e non poter vedere difese le sue prerogative per valdostani e turisti».
zbr>



«Non c'è stata la giusta collaborazione del Governo nazionale». Bisogna ricordare che gli aumenti previsti per il 2019 nel resto della rete autostradale valdostana sono stati solo "congelati", alcuni di questi verranno concordati entro la fine del mese gennaio, mentre altri verranno definiti entro giugno: «i problemi "sociali e economici" che non vengono affrontati e superati impattano sulla vita della comunità come i mali non curati sull'organismo - ha aggiunto, sempre su "Facebook", l'ex presidente della Regione Pierluigi Marquis, che dal 2009 al 2012 ha presieduto la "Rav" - l'individuazione di una soluzione radicale al costo del pedaggio è una grande priorità per la Valle d'Aosta e la soluzione al problema va trovata dalla politica. Le azioni di protesta eclatanti rischiano pesanti conseguenze personali, nel caso specifico l'interruzione del servizio è reato, è più saggio, laddove possibile, agire nella legittimità. Il tema "caro autostrade", cosi come altri temi, ha risentito anch'esso dell'instabilità politica degli ultimi anni. Sono state prese iniziative che senza la necessaria continuità non hanno esitato positivamente, sicuramente si poteva fare meglio e di più ma non c'è stata la giusta collaborazione del Governo nazionale. Ora che le tariffe hanno assunto livelli di insostenibilità non si può più tergiversare, è per questo motivo che la delusione è forte nei confronti del Governo centrale che non ha congelato l'aumento del 1° gennaio cosi come avvenuta su tante tratte della rete nazionale. Per noi la questione è una priorità che deve trovare soluzione definitiva».

«La soluzione è regionalizzare la "Rav"». «"Sav" non ha chiesto l'aumento perché non ne ha diritto e non perché abbia avuto un approccio benevolo - ha continuato Marquis, incalzato dalle domande dei suoi "follower" - "Rav" lo ha chiesto e ottenuto perché gli spetta da contratto, pertanto Toninelli, al di là degli annunci in pieno stile "Movimento Cinque Stelle", non ha fatto altro che applicare la legge e i contratti. Io e gli altri rappresentanti della Regione nel Consiglio di amministrazione all'epoca ci siamo opposti a questo accordo votando contro. Ora o si regionalizza o si cambia il quadro regolatorio (europeo e nazionale). Vedo più semplice percorrere la prima via, diversamente ci lamenteremo ogni 1° gennaio all'applicazione dei previsti aumenti».
Il 9 ottobre 2017 proprio Marquis, che all'epoca era alla guida dell'Esecutivo regionale, aveva dato incarico alla "Finaosta", la finanziaria regionale, di "esaminare le possibili soluzioni per la possibile acquisizione da parte della Regione delle azioni della società autostradale "Rav" detenute dalla Società Italiana per azioni per il Traforo del Monte Bianco", dopo che quasi un anno prima, il 14 dicembre 2016 era stato approvato un ordine del giorno, da parte del Consiglio Valle, che doveva "acquisire entro 120 giorni una stima del valore delle quote azionarie della società autostradale "Rav" ed una valutazione dei benefici che potrebbero derivare alla Valle d'Aosta da una loro acquisizione che peraltro metterebbe nelle condizioni di determinare le politiche tariffarie", avviando "nel contempo, con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti un confronto sull'argomento con l'obiettivo di verificare la disponibilità, nel caso di possesso dell'intero pacchetto azionario in capo all'Ente pubblico, ad allungare l'attuale concessione relativa al tratto autostradale in gestione alla "Rav" in modo da potere contenere al massimo le politiche di incrementi tariffari" ed "a richiedere all'azionista privato della società "Rav" la disponibilità a vendere alla Regione le quote di rispettiva competenza".

Manuela Nasso difende l'operato di Danilo Toninelli e si scontra con Pierluigi Marquis. «Il tratto da Pont-Saint-Martin ad Aosta, gestito da "Sav", non é stato assoggettato a nessun aumento e, seppur sia una magra consolazione, dobbiamo ammettere che non era mai accaduto fino ad oggi se non erro - ha sottolineato, ancora sul "social network", Manuela Nasso, consigliera regionale del "Movimento Cinque Stelle" che ha cercato di difendere l'operato del suo ministro - l'aumento riguarda quindi esclusivamente il tratto Aosta - Courmayeur e l'amara decisione ha a che fare con accordi pregressi che, soprattutto a livello regionale, forse non vi è volontà di ritoccare. E' stato comunque un vantaggio riuscire ad evitare l'aumento fino ad Aosta. Sicuramente ora che Alpe è al Governo senza la "zavorra" leghista ma con gli amici autonomisti sono positiva e certa che vedremo la "vignetta" (sic! probabilmente intendeva la "vignette", sulla falsariga di quanto avviene nella vicina Svizzera, n.d.r.) in tot giorni come ci hanno promesso in campagna elettorale».
«A seguito del rinnovo quinquennale della convenzione di "Sav" - ha spiegato Marquis, correggendo l'interpretazione della Nasso - è questo il quarto anno, e non il primo, che la società non effettua aumenti del pedaggio, l'ultimo aumento nel 2015 (1,5 per cento), perché non sono previsti. La procedura prevede che ogni mese di ottobre vengono effettuati dai concessionari i calcoli per determinare l'aumento del pedaggio, al 1° gennaio successivo, se previsto, che viene poi sottoposto al Ministero per la sua verifica e validazione. Nella fattispecie per "Sav" non ricorreva tale eventualità, diversamente che non per "Rav". Quindi nessun merito è ascrivibile al ministro Toninelli ed allo Stato sul mantenimento dello status quo in "Sav". Per la stessa ragione l'aumento di "Rav" discende dal contratto in essere tra società e Ministero e non da inerzia o lassismo della Regione come tu lasci intendere. Dal ministro ci attendevamo dopo i proclami almeno la sospensione dell'aumento del 6,32 per cento sulla tratta "Rav", questo perché lui, se voleva, ne aveva titolo per farlo».

«Situazione al limite dell'offensivo, a livello di esclusivo lucro». La questione è poi approdata in Consiglio Valle, nella giornata di mercoledì 9 gennaio: «avevamo concluso l'anno con qualche speranza di evitare brutte sorprese di fine anno - ha ricordato mercoledì 9 gennaio Elso Gerandin, che ha presentato una specifica interrogazione e risposta immediata - perchè avevamo avuto una serie di dichiarazioni da parte del presidente Fosson ed anche da parte ministro Toninelli sulla concreta possibilità di evitare l'ennesimo rincaro sul discorso delle autostrade. Il risveglio è stato di tono leggermente diverso, esclusivamente per quanto riguarda le autostrade piemontesi e valdostani i rincari ci sono stati, una doppia brutta sorpresa perché nel resto d'Italia questo non è successo. Siamo in una situazione ormai inaccettabile per quanto riguarda la Valle d'Aosta, al limite dell'offensivo, siamo a livello di esclusivo lucro, siamo a livello di danno economico ed immagine per l'intera Valle d'Aosta, tenuto conto che il costo da Aosta a Courmayeur salirebbe ad 11 euro e 60 e se uno, malauguratamente, avesse l'intenzione di percorrere l'intero tratto autostradale di 88 chilometri da Pont-Saint-Martin a Courmayeur il costo è di 20 euro e 90».

«Abbiamo chiesto all'onorevole Tripodi di portare la nostra parola al Ministero». «Stiamo gestendo insieme al presidente ed al collega Renzo Testolin tutta una serie di rapporti con le società e rispetto al tema delle autostrade - ha rispiegato Luigi Bertschy - la prima cosa che abbiamo fatto è stato sentire i nostri rappresentanti nei Consigli di amministrazione, per capire se c'erano state delle interlocuzioni e ci è stato detto che c'è stata difficoltà a lavorare insieme al Governo per tutti i motivi che sappiamo e quindi la segnalazione che noi abbiamo fatto è dovuta ad una lettera della "Rav" dell'estate scorsa dove si diceva che comunque ogni aumento andava considerato attraverso i rapporti con l'Amministrazione regionale. Sentendo anche l'aria nuova che tira al Governo nazionale, in particolare quella del ministro Toninelli che più volte, soprattutto dopo i fatti di Genova, ha rimarcato il fatto che sulle autostrade, in particolare sulle situazioni come le nostre, bisognerà intervenire sul tema delle concessioni che sappiamo essere l'oggetto regolatorio che ha portato alla situazione disastrosa attuale, abbiamo pensato di inviare una nota al ministro per cercare di fargli capire quale situazione correva nella nostra regione. Sappiamo bene che in un tratto questo non è avvenuto, la "Sav" non ha richiesto aumenti, mentre nel tratto "Rav" è stato dato compimento al piano che è in corso. La nota non ha avuto rispetto, abbiamo fatto le nostre rimostranze in termini politici, ho incontrato l'onorevole Elisa Tripodi ed abbiamo chiesto di poter portare la parola del Governo al tavolo del Ministero per aprire quella che credo sia la speranza di tutti, una trattativa per migliorare la situazione dei nostri pedaggi».

«La richiesta di Fosson è stata una letterina a Babbo Natale rimasta sotto l'albero». «Quello che sta facendo questo Governo è istituire un tavolo ed un fronte comune per organizzare una protesta della comunità fatta in maniera civile ma determinata - ha ribadito l'assessore - lunedì prossimo incontremo il "Cpel", la "Chambre", "Confindustria", "Adava", "Cna", "Confcommercio", "Confartigianato" e le forze sindacali e le altre associazioni che hanno dato tutte la disponibilità a fare un lavoro che solleciti in via definitiva la situazione della nostra comunità per evitare di fare come in passato, qualche protesta per qualche giorno e poi la dimenticanza del tema fino all'anno successivo. Un tavolo ha ottenuto l'entusiasmo e l'adesione da parte di tutti e da lunedì si comincerà a lavorare in questo senso, inviteremo la Presidenza del Consiglio che deciderà in quale maniera i rappresentanti del Consiglio a questo tavolo. Parallelamente continueremo la nostra trattativa ma anche la nostra azione determinata azione politica nei confronti del Governo per segnalare ma cercare di ottenere quello che tutti vogliamo, una valutazione dei pedaggi in linea con il resto dell'Italia».
«Quando si tratta di ruoli istituzionali non basta una nota - ha ribattuto Gerandin - probabilmente ci va una presa di posizione anche forte, e soprattutto ad una nota, si esige una risposta. E' stata probabilmente la classica letterina a Babbo Natale posizionata sotto l'albero alla quale nessuno ha preso la briga di risponde. Spiace, perché una posizione forte da parte del ministro è stata presa, io vorrei capire perché la Valle d'Aosta e il Piemonte non fanno parte dell'Italia, da altre parte prese di posizione bloccando l'aumento di tariffe autostradali è stato fatto, Piemonte e Valle d'Aosta probabilmente sono già calcolate come una repubblica a margine del contesto italiano».

«Diminuire i ricavi dai pedaggi ed aumentare i passaggi degli autoveicoli». «Quello che stiamo cercando di mettere in atto è un doppio lavoro - ha insistito Bertschy, rispondendo poi ad un'interrogazione di Chiara Minelli sulla situazione degli sconti autostradali - quello di organizzare, attraverso dei dati precisi, una forma di resistenza della comunità contro quello che è ormai un ritornello che si ripete da tempo e che ci ha visto subire nel corso degli anni programmi finanziari all'interno delle concessioni che, seppur nella legittimità, hanno creato la situazione attuale. In questo senso andrà fatto il lavoro con il tavolo che comporremo lunedì, ed allo stesso tempo, vorremmo portare avanti delle possibili azioni di strategia futura, alcune di queste sono già state discusse in Aula in passato ed hanno già ottenuto un consenso come l'idea che va verso l'acquisizione di una delle due società o anche operazioni un po' più immediate. Noi oggi contiamo su sconti e pedaggi che sono stati cambiati nel tempo che sono passati dalla scontistica "otto per quattro" a "quattro per due", quindi migliorati, che però sono regolati con un'autorizzazione ministeriale. Perché non proporre all'interno di questa regolazione contratti intermedi che ci vedano favorire le prove sperimentali su abbonamenti? In attesa di una strategia che si possa sviluppare che riguarda le due società, seppure con natura diversa, sappiamo che "Rav" e "Sav" hanno una composizione di capitale societario differente e con le due società vogliamo avere un dialogo proficuo e collaborativo. Deve essere molto chiaro che noi abbiamo bisogno di non diminuire i ricavi dell'azienda ma diminuire quelli dei pedaggi e soprattutto di aumentare i passaggi in autostrada. Riteniamo, da tempo, che con pedaggi minori si possa riportare più automobilisti a passare in autostrada e quindi aumentare i ricavi. Questa è la logica che vogliamo inseguire, e speriamo che si rendano conto che è interesse di tutti creare un'azione che favorisca lo sviluppo della comunità e l'interesse dei cittadini».

Nel 2018 sono stati 408mila i veicoli transitati "gratuitamente" sulla "tangenziale" della Plaine. «Le iniziative che sono state confermate per il 2019 sono quelle che hanno visto la luce due anni fa - ha ricordato l'assessore regionale - e prevedono la scontistica e sono riferiti a modelli che si possono attuare oggi, le due autostrade hanno funzionalità diverse, una è un'autostrada "a casello", l'altra prevede un altro sistema di pagamento e rimane la difficoltà verso chi non ha il "Telepass", ma sono confermate le scontistiche nel passato. Al riguardo della "Rav" abbiamo ottenuto, per i valdostani , un piccolo risultato in una difficoltà data dagli aumenti, dove sono state confermate le tariffe dell'anno scorso e quindi non verrà, per quanto riguarda i residenti valdostani forniti di "Telepass" aumentato il canone di quel 6,32 per cento. Rimangono gli sconti dell'anno precedente, ai quali aderiscono circa 4.100 valdostani e sono circa 93.110 i transiti con un'esenzione da pedaggio di circa 279 euro al giorno ed un beneficio complessivo per l'utenza pari a 740mila euro ed è evidente l'intenzione di aumentare questo modello di scontistica. Per quanto riguarda la viabilità della "Plaine", e mi sto riferendo alla questione legata alla gratuità della "tangenziale" di Aosta, nel 2018 l'iniziativa ha sottratto 408mila veicoli, una media di 1.222 veicoli al giorno, 1.099 leggeri e 123 pesanti, che hanno dato un beneficio complessivo per l'utenza di un milione e 333mila euro (per il 2018 la Regione aveva stanziato 165mila euro per "pagare" la "gratuità" della "tangenziale", n.d.r.). Sarà nostra cura fare in modo che il Consiglio regionale attraverso la Presidenza ed i gruppi possa sostenere questa iniziativa, non è un'iniziativa né del singolo né del singolo Governo, che vogliamo portare avanti con la maggiore forza politica possibile, per far sì che si possa raggiungere tutti insieme i risultati che ci aspettiamo e di essere ascoltati. Per questo speriamo che questa nuova linea politica che viene condotta dal Governo non sia di slogan ma di fatti concreti, vogliamo argomentare in maniera chiara la nostra posizione, che non è una posizione a difesa di privilegi ma bensì una denuncia di una situazione che è ormai virale per tutto quello che sappiamo, compreso il fatto che la nostra statale, con un traffico così pesante, è diventata pericolosa per la percorrenza quotidiana di ognuno di noi».
«Il mio obiettivo non è tanto quello di incrementare i passaggi autostradali - ha quindi osservato la Minelli - ma pensare ad un trasporto alternativo, ferroviario, che funzioni. Effettivamente però, nella situazione attuale, in assenza dell'elettrificazione e di altre modalità, sappiamo tutti che l'utilizzo dell'autostrada diventa quasi obbligatorio per chi effettua un pendolarismo, quindi non soltanto per i turisti. Anche di questo bisognerà parlare nel tavolo di cui lei ha fatto accenno, riguardo i residenti è un problema grave ed annoso vista la pericolosità della statale».

«Gli sconti per i pendolari sono come l'aspirina per una malattia grave». «La scontistica per ora ottenuta sui pedaggi per certe categorie di pendolari è stata utile - aveva analizzato Luciano Caveri - ma va ammesso che è risultata come l'aspirina per una malattia grave e dunque non basta di fronte al meccanismo di aumenti che non si ferma mai. E che avviene in una logica che trasforma il territorio valdostano in terra di conquista, svilente per l'Autonomia e per la dignità stessa dei valdostani, che in politica ho sempre contestato, perché un conto è la mediazione, un conto è invece svendersi. Penso poi che la Regione debba incaricare uno studio di avvocati esperti per capire a fondo due cose: il reale rispetto da parte anzitutto di "Sav" degli impegni convenzionali assunti per la gestione della tratta "Quincinetto - Aosta", lavori compresi, specie quelli "inhouse", con imprese del medesimo "Gruppo Gavio", visto che non ci troviamo di fronte a chissà quale smagliante arteria, eguale approfondimento sulla più recente, come epoca di costruzione, autostrada del Monte Bianco. Bisogna capire se i calcoli tariffari sinora ottenuti siano sempre stati equi oppure no e contestare, se il caso, le proroghe sino al 2032 delle concessioni in essere. Materiale da sottoporre con un esposto formale anche alle autorità europee che vigilano su materie come la concorrenza, perché non si tratta solo di un problema di noi residenti o dei villeggianti che salgono in Valle, ma qualunque cittadino europeo, che siano un'azienda o un turista in transito, si trovi a passare attraverso la Valle sceglie, con tariffe sempre più salate, un corridoio che si trova lungo la "Rete transeuropea dei Trasporti" e non sulla strada comunale per una frazione di montagna».
«Il resto sono chiacchiere - ha concluso Caveri - e bisogna diffidare di chi semplifica dicendo: "compriamoci le autostrade". Chi dall'altra parte si dice disponibile ad una vendita di quella che è stata una "gallina dalle uova d'oro" come mai dimostrerebbe un'improvvisa generosità? Se la gestione pubblica dovesse essere la strada, allora va valutata con attenzione rispetto a delle gestioni private con patti chiari, controlli seri e paletti da rispettare. Comunque sia, il tavolo, per queste alternative, va aperto con lo Stato e con l'Unione europea attraverso strumenti legislativi di piena tutela per i cittadini-utenti per i quali sono state costruite le autostrade».

 

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 9 Gennaio '19, h.19.40