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Frigerio, Sommo e Di Matteo indagati per bancarotta fraduolenta sulla gestione del "Casinò", insieme a Brunello, Zanini ed alla Filetti

redazione 12vda.it
Giulio Di Matteo nel momento della sua presentazione, con Albert Chatrian e Mario Borgio

Gli ex amministratori unici della "Casino de la Vallée SpA" Giulio Di Matteo, 50 anni, di Milano, Lorenzo Sommo, 54 anni, di Aosta, e Luca Frigerio, 49 anni, residente in Svizzera, e gli ex sindaci del relativo Collegio sindacale, i commercialisti Fabrizio Brunello, 48 anni, di Aosta, Jean-Paul Zanini, 51 anni, di Saint-Vincent, e Laura Filetti, 57 anni, di Aosta, sono indagati dalla Procura di Aosta per il reato di bancarotta fraudolenta, in merito alla gestione della società partecipata dalla Regione autonoma Valle d'Aosta con il 99,91 per cento delle azioni e dal Comune di Saint-Vincent con il restante 0,09 per cento del capitale sociale di 56 milioni di euro.
Le indagini, successive all'istanza di fallimento da parte della Procura, presentata lo scorso 7 novembre, alla quale ha fatto seguito, il 13 novembre, il deposito, da parte dell'attuale amministratore unico, Filippo Rolando, del ricorso per l'avvio della procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, sono coordinate dai Pubblici ministeri Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti e condotte dagli agenti della dalla Guardia di Finanza che stanno analizzando i bilanci degli ultimi cinque anni, come previsto dall'articolo 238 della legge fallimentare, che permette, dopo un'istanza di fallimento e per gravi motivi, di svolgere indagini prima della dichiarazione di fallimento o anche nel caso in cui il concordato venga omologato.

Un'altra inchiesta sta interessando i bilanci della Casa da Gioco. In particolare, quelli dal 2012 al 2015 sono stati già interessati da un inchiesta per truffa aggravata e falso in bilancio, in seguito alla concessione di 140 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che ha portato, lo scorso marzo, alla condanna in primo grado di Frigerio ad una pena di quattro anni di carcere ed al risarcimento di 120 milioni di euro di danni nei confronti della Regione, mentre lo scorso ottobre erano stati assolti Sommo, Brunello, Zanini e la Filetti insieme all'ex presidente della Regione Augusto Rollandin, all'ex assessore regionale Ego Perron ed all'attuale assessore regionale alla sanità Mauro Baccega. Sia sulla condanna di Frigerio che sulle sette assoluzioni sono stati presentati ricorsi in Appello.

Da Luca Frigerio a Lorenzo Sommo, con il caso di Gianfranco Scordato. Luca Frigerio, manager che proveniva dal Casinò di Campione, la più grande Casa da gioco europea, dichiarata fallita il 27 luglio 2018, ha amministrato il Casinò di Saint-Vincent per quasi sette anni, dall'agosto 2008 fino al luglio 2015, occupandosi, tra l'altro, nel 2010, della fusione per incorporazione della società "STV SpA", che era posseduta dalla Regione, con l'acquisizione della proprietà e della gestione della struttura del Grand hotel "Billia" e del relativo "Centro congressi", realizzando i lavori di ristrutturazione dell'intero complesso, costati cento milioni di euro, ed ottenendo un aumento di capitale sociale di cinquanta milioni di euro ad opera della Regione.
Nel luglio 2015 a gestire la Casa da gioco era stato nominato Lorenzo Sommo, avvocato civilista originario di Genova, consulente dell'Amministrazione regionale e cui era stato affiancato, come direttore generale Gianfranco Scordato, già "general manager" del "Gran Casinò Costa Brava", in Spagna, che aveva sciolto anticipatamente il contratto di lavoro, il quale sarebbe scaduto alla fine del 2018, ed a gennaio 2017 era tornato a lavorare per la famiglia Fenech, nella società "Tumas Gaming", a Malta, dove risiedeva anche durante l'incarico valdostano, non prima di aver ottenuto una "buona uscita" di 110mila euro.

Da Lorenzo Sommo a Filippo Rolando, passando per il CdA da 17 giorni. Sommo, che si è occupato prevalentemente dell'organizzazione della "procedura di esodo" del personale, sulla base della "legge Fornero", che aveva portato al licenziamento di 51 dipendenti, "con ingenti oneri a carico della Società - si legge nel Piano concordatario - senza peraltro apportare benefici monetari apprezzabili in termini di equilibrio finanziario corrente", si era dimesso dall'incarico il 20 febbraio 2017, lasciando spazio, quattro giorni dopo, all'avvocato Giulio Di Matteo, già presidente del Casinò di Campione, presentato pubblicamente dall'allora assessore al bilancio con delega al Casinò, Albert Chatrian, che attualmente si occupa di ambiente e rifiuti.
Con il cambio di Esecutivo, dopo le elezioni regionali, il 15 ottobre 2018, si era tornati al Consiglio di amministrazione, con la triade formata dalla presidente Manuela Brusoni, professoressa universitaria e presidente della "Agenzia regionale acquisti" della Lombardia, affiancata dai commercialisti Sara Puglia Mueller e Maurizio Scazzina che, in diciassette giorni, avevano preparato un documento in cui suggerivano, come unica soluzione oltre al fallimento, l'apertura del concordato e la nomina di un commissario, dimettendosi quindi dall'incarico.
Il 29 ottobre è stato quindi nominato l'attuale amministratore unico Filippo Rolando che, in tre giorni, ha presentato la domanda prenotativa di concordato preventivo, dichiarata però inammissibile dal Tribunale di Aosta a causa della mancata approvazione del bilancio 2017, poi approvato "senza indugio" il 7 novembre "sulla base dei presupposti di continuità aziendale da perseguire attraverso un processo di ristrutturazione avviato secondo gli strumenti e le modalità previste per legge per il risanamento della crisi aziendale", che ha quindi portato poi all'istanza di fallimento da parte della Procura e quindi della presentazione del ricorso per l'avvio del concordato preventivo in continuità aziendale.

La polizza vita di Giulio Di Matteo. Nel Piano di concordato non sono mai nominati gli amministratori precedenti, con l'esclusione di Giulio Di Matteo, quando viene riportata, nelle immobilizzazioni finanziarie, una polizza assicurativa vita da 700mila euro in caso di morte dell'ex amministratore unico, il cui beneficiario risulta essere la società "Casino de la Vallée SpA": "la polizza è gravata da un pegno costituito in data 11 aprile a favore della compagnia assicurativa "Aviva Italia SpA" - evidenzia il Piano - a garanzia parziale di una fidejussione rilasciata da quest'ultima a favore della "Banca Popolare di Sondrio", a sua volta garante della società nei confronti di "Inps" per le obbligazioni derivanti dall'applicazione della legge Fornero", che presenta un debito di 12.482.208 euro, di cui il Piano prevede il pagamento nella misura di 8.208.792 euro.
Il Piano ipotizza che "a seguito del pagamento entro un anno dall'auspicata omologa della proponenda procedura concordataria, del debito residuo nei confronti di "Inps", sia le garanzie fidejussorie rilasciate dagli Istituti bancari, sia conseguentemente quella della compagnia assicurativa, vengano estinte. La polizza potrà pertanto essere riscattata dalla "Casino de la Vallée SpA" che rientrerà nella piena disponibilità delle somme versate".

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