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Dopo gli arresti per l'operazione "Geenna" il Consiglio Valle discute una risoluzione per oltre quattro ore: «la nostra Valle non è così» evidenzia Antonio Fosson

redazione 12vda.it
L'aula del Consiglio Valle durante una riunione dell'Assemblea

L'intera seduta pomeridiana del Consiglio Valle di mercoledì 23 gennaio è stata dedicata ai fatti emersi nella mattinata dall'operazione "Geenna", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino contro la malavita organizzata di stampo mafioso in Piemonte e Valle d'Aosta.
L'Assemblea, a conclusione del dibattito, ha approvato all'unanimità una mozione sottoscritta dal presidente del Consiglio e da tutti i gruppi consiliari che "esprime la propria fiducia e della comunità valdostana nell'operato della Magistratura e delle Forze dell'ordine nella lotta contro la criminalità organizzata anche a tutela della credibilità e dell'onorabilità delle Istituzioni valdostane. Inoltre, ribadisce l'assoluta convinzione che la società civile, il mondo economico e le istituzioni valdostane debbano essere immuni da infiltrazioni criminali e per questo debbano essere adottate tutte le misure necessarie per contrastare qualsiasi tentativo di condizionamento esterno a tutela della legalità dell'attività amministrativa e politica a tutti i livelli. Infine, il Consiglio esprime preoccupazione per i fatti e censura l'adozione di metodi e atteggiamenti lesivi della libertà di scelta e della dignità degli elettori valdostani".

«Fare bene il consigliere regionale è impegnativo, ma non hai bisogno di comprare voti». Alla ripresa dei lavori, dopo la riunione dei capigruppo, il dibattito è stato aperto dal consigliere di Mouv' Roberto Cognetta, che aveva ricordato che era stata iscritta all'ordine del giorno una mozione per "censurare metodi e atteggiamenti lesivi della libertà di scelta degli elettori valdostani" il cui testo è stato quindi modificato: «la genesi della mozione che avevo depositato prima che accadessero i fatti gravissimi di oggi parte da ciò che è accaduto in questi ultimi tempi - ha spiegato - dopo aver appreso da notizie giornalistiche del presunto acquisto di voti da parte di due candidati alle elezioni regionali. Non è la prima volta che affrontiamo in Consiglio regionale questo tema: da anni si discute che c'è il voto di scambio e c'è chi insiste a dire che non c'è. Non dobbiamo mai dimenticare che una cosa che tocca uno di noi, tocca tutti. Tocca il Consiglio. Ed è difficile motivare alle persone che tu non sei come gli altri o come gli altri partiti. La gente deve capire che il consigliere regionale se lo fai per davvero è impegnativo. Ma sta a noi dare l'esempio. Se fai bene il tuo lavoro, la gente lo sa: non hai bisogno di comprare voti. E' questo che lede la classe politica ed è questo che io non posso accettare».

«Si è sempre voluto far finta di nulla, tacciando chi ne parlava apertamente». Si è quindi innescato un articolato dibattito. Il capogruppo di "Rete Civica - Alliance Citoyenne", Alberto Bertin, ha detto che le vicende di oggi «sono l'ultimo tassello di fatti che hanno già ben evidenziato la presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta, in grado di condizionarne la vita politica ed economica. Una presenza, questa, che è un fatto, non un'opinione; un fatto storico, perché ha origine negli anni Settanta. Oggi questa situazione si palesa: non è più in dubbio una "locale" della 'ndrangheta nella nostra regione, in cui parrebbe rientrare direttamente la politica. Si è sempre voluto far finta di nulla, preferendo tacciare di "Cassandra" chi ne parlava apertamente. E' necessaria una presa di coscienza da parte di tutta la società valdostana, in primis da parte della politica, che deve essere in grado di prendere chiaramente le distanze da questo fenomeno, anche a costo di perdere voti. Ed è proprio su questo aspetto che fa perno la 'ndrangheta. Ognuno deve fare la propria parte per contrastare questa minaccia incombente perché ne va dell'avvenire di questa regione, della qualità di vita dei cittadini. La 'ndrangheta è solo un'illusione di breve periodo, il suo scopo è solo quello di impoverire i territori. L'Amministrazione regionale deve attivare ogni strumento possibile per contrastarla. Più volte ho proposto l'istituzione di un Osservatorio permanente sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso e a breve, per l'ennesima volta, ripresenterò una proposta di legge per dotare finalmente la Valle d'Aosta di un piccolo ma efficace strumento».

«La Calabria è una terra stuprata dalle organizzazioni criminali». Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha affermato: «è bene ricordare le parole di Matteo Salvini, che già nel 2017 denunciava la situazione della Valle d'Aosta e dei pericoli della corruzione e della mafia. Quello che è importante far sapere è che bisogna condannare la compravendita del consenso. Le case popolari, gli aiuti, i contributi, si ottengono se si ha diritto, non perché il politico di turno promette, falsamente, un intervento. Dobbiamo rifuggire atteggiamenti mafiosi e fare in modo che chi sa parli, ed apra tutti i "vasi di Pandora"».
Manuela Nasso del "Movimento Cinque Stelle" ha osservato: «oggi si grida allo scandalo, eppure è da diversi decenni e più che la mafia è presente in Valle d'Aosta. Io sono valdostana, di orgogliose origini calabresi; la Calabria è sì una terra stuprata dalle organizzazioni criminali, ma la Calabria è soprattutto altro. La vicenda di oggi segna un fallimento di questo Consiglio, è la prima volta che un arresto di mafia avviene a politici eletti nelle istituzioni. Non solo: quando si tornerà alle urne, il rischio è che il partito che vincerà sarà quello dell'astensionismo; allora, sarà un secondo fallimento. La politica purtroppo ha vissuto di sistemi criminosi. Sedere in quest'Aula è un punto di partenza e dobbiamo portare avanti la sfida di rappresentare tutto l'elettorato. Auspico un cambio di rotta, cui tutti dobbiamo contribuire e ringrazio tutte le persone che hanno lavorato a questa indagine che porterà purtroppo altre gravi notizie».

«La morte di questo sistema sarà dichiarata dagli stessi valdostani». Roberto Luboz, della Lega VdA, ha detto, in francese: «è vero questo tema non è certamente una novità per la nostra Valle d'Aosta. Questo è il risultato di aver minimizzato troppo, noi viviamo in una regione malata. Il sistema mafioso condiziona le politica e le sue scelte, e quindi l'agire democratico, il valore più grande del mondo civile. Che schifo, ma che che voglia di risollevarsi! Interroghiamoci ed agiamo di conseguenza in modo che questo fenomeno sia contenuto in fretta e respinto per sempre, per i valdostani e per tutta la Valle d'Aosta» e la collega di partito Nicoletta Spelgatti si è chiesta: «la politica deve denunciare un sistema che è conosciuto da tutti i valdostani. Quale valdostano, infatti, si stupisce realmente di ciò che sta emergendo da questa indagine, a prescindere dai nomi dei coinvolti? Quale valdostano può dire di non sapere che da anni i politici ricevono voti in cambio di favori? Si sono minate intere generazioni di persone per cui la massima aspirazione era essere amico del politico di turno. D'altronde, ci si adatta al sistema, altrimenti si è tagliati fuori. Ma finalmente le cose stanno cambiando: la gente alza la testa, ha capito che c'è un altro modo di fare politica, solo in favore della comunità, senza chiedere né dare nulla in cambio. Per questo, siamo contenti di essere oggi all'opposizione: non abbiamo accettato compromessi, non abbiamo perso la dignità. In Valle d'Aosta la meritocrazia è stata uccisa, ma il cambiamento è in atto. La morte di questo sistema avverrà in fretta e sarà dichiarata dagli stessi valdostani che hanno capito che si può essere uomini liberi».

«Non si può fare di tutta l'erba un fascio, non si possono offendere i valdostani». Alessandro Nogara dell'Union Valdôtaine Progressiste ha osservato che «la consigliera Spelgatti dà lezioni a destra e a sinistra, ma la prima cosa che ha fatto quando è diventata presidente è stata quella di nominare tutte quelle persone che facevano parte dell'apparato della Lega. Che si erga come il solo paladino della correttezza non lo accettiamo. Generalizzare fa male e dà fastidio, soprattutto a chi si impegna quotidianamente in questo Consiglio. C'è la volontà di lavorare sempre onestamente e nel miglior modo possibile. Oggi, il discorso è un po' diverso».
Il capogruppo di Stella Alpina, Pierluigi Marquis, ha sostenuto: «è doveroso parlare in quest'Aula dell'argomento, ma non si può fare di tutt'erba un fascio. Da valdostano, non posso condividere l'affermazione che tutta la Valle d'Aosta sia marcia, malata: come dappertutto, ci sono situazioni da estirpare sin dal principio e da sanificare, ma guai a generalizzare. Non possiamo offendere i valdostani e il territorio. Molte persone hanno la schiena dritta, non hanno bisogno di lezioni. Per fare pulizia in casa nostra non dobbiamo aspettare il vento che arriva da fuori Valle. L'illegittimità può entrare in tutte le case, in tutti i partiti e movimenti, ma non tutti sono colpevoli. Noi consiglieri abbiamo la responsabilità di difendere il nostro territorio, creare cultura positiva, non cavalcare le situazioni negative per far campagna elettorale. Siamo garantisti per natura, ci auguriamo che le persone coinvolte nell'inchiesta possano dimostrare la loro estraneità ai gravissimi fatti contestati. Oggi viviamo un momento triste, prendiamo spunto da ciò che è successo per interrogarci e per portare la Valle d'Aosta fuori da questa situazione e creare le condizioni affinché i cittadini possano vivere in un ambiente permeato di legalità e serenità».

«Non si può trapiantare un tessuto sano su uno in putrefazione». Il capogruppo di "Ambiente Diritti Uguaglianza VdA", Daria Pulz ha stigmatizzato «il voler minimizzare un fattore pervasivo ed inquietante della vita politica della Valle, erosivo dei diritti dei valdostani, della trasparenza delle Istituzioni, della vita democratica di noi tutti. La politica non può avere più scuse e si può agire sin da subito, blindando il voto centralizzato e liberando definitivamente la massima Istituzione politica valdostana da tutte le forme di corruzione. Un buon chirurgo non tenterebbe di trapiantare un tessuto sano su uno in putrefazione; sarebbe più opportuno curare giorno dopo giorno la parte malata. Il suo lavoro sarebbe lungo, farebbe meno notizia, ma garantirebbe maggiori risultati; a meno che la piaga sia troppo estesa e infetta. Nei prossimi giorni bisognerà valutare con calma e con la dovuta distanza come poter curare questa profonda infezione, che mi auguro sia davvero circoscritta. Bisogna prendere onestamente coscienza del fenomeno e dichiarare con forza che siamo e vogliamo essere totalmente distanti da tutto questo»

«Riaccendere in tutti l'imperativo categorico che la buona amministrazione si può fare». Per Stefano Aggravi della Lega VdA «è un giorno triste per tutta la comunità. Questi eventi ci dimostrano prima di tutto che è la nostra coscienza personale, politica e morale a guidare le nostre scelte. E' importante rispettare le regole delle Istituzioni come le persone che ci votano, perché la rappresentanza è responsabilità. Questo è un imperativo categorico e se non lo si ha o lo si mette da parte bisogna assumersene le conseguenze. E' un peccato che una vicenda di questo tipo macchi la gloria di un popolo come quello valdostano: abbiamo perso la forza, il calore, la fiamma. Come componente della "Jeune Vallée d'Aoste" ho partecipato all'iniziativa "Coradzo Valdotèn" con l'obiettivo di rinforzare la nostra coscienza contro il "voto di scambio". Spero che il voto sulla mozione, che condivido in toto, non sia soltanto legato ad un fatto formale, ad una giornata di Consiglio complicata, ma faccia riflettere tutti e riaccendere quell'imperativo categorico e che la buona amministrazione si possa ancora fare».
Luca Bianchi, a nome dell'Union Valdôtaine, ha preso le distanze dai fatti in argomento «che condanniamo categoricamente, pur auspicando che le persone coinvolte possano dimostrarsi estranee e confermando la massima fiducia nelle Forze dell'Ordine e nella Magistratura. Sono le singole persone, non i Movimenti, ad essere responsabili delle proprie azioni. Votiamo convintamente questa mozione, che abbiamo elaborato congiuntamente in venti minuti: questo è fare politica, ed è così che possiamo finalmente dare risposte ai valdostani. L'indagine in corso è stata denominata "Geenna", ovvero "discarica": io resto fermamente a favore della differenziata».

«Valutare il voto elettronico, la preferenza unica e lo spoglio centralizzato». Per la capogruppo di Alpe, Patrizia Morelli, «questa non è un'Aula di tribunale e non tocca a noi giudicare, ma noi dobbiamo prendere atto che oggi c'è scritto nero su bianco che in Valle d'Aosta c'è una "locale" della 'ndrangheta, che vanta collegamenti con il tessuto politico e imprenditoriale valdostano. Sono parole che fanno molto male, ma di cui dobbiamo prendere atto se vogliamo riuscire a reagire, adottando tutte le misure necessarie per circoscrivere il bubbone: il commercio dei voti è un fenomeno grave che dobbiamo stigmatizzare. La corruzione elettorale è un reato plurioffensivo perché lede l'onore dell'istituzione e quello dell'elettore e la sua libertà di scelta. L'idea del voto elettronico non è certo per ritardare l'adozione di misure sulle quali il Consiglio ha trovato una sintesi: il voto elettronico è una opportunità che va valutata senza disperdere la preferenza unica e lo spoglio centralizzato. Dobbiamo ridare dignità alla politica facendo buona amministrazione e diventando un po' più statisti e un po' meno interessati a garantirci il nostro successo personale. Oggi, dobbiamo condividere una presa di distanza chiara da queste vicende, cercando di girare in positivo la rabbia e l'amarezza che oggi anima noi tutti».

«Le radici della corruzione sono ben piantate in Valle d'Aosta». Chiara Minelli di "Rete Civica - Alliance Citoyenne" ha osservato: «oggi si è reso reale ciò che molti di noi, fuori e dentro quest'Aula, hanno denunciato e denunciano. Le autorità giudiziarie hanno evidenziato che la particolarità valdostana è la sua fragilità politica e istituzionale, che è terreno fertile per chi opera all'interno di organizzazioni mafiose. E' soprattutto di questa fragilità che ci dobbiamo occupare. Questi fatti inquietanti impongono una presa di posizione corale, di tutte le forze della società civile e della politica valdostana. Le Istituzioni devono essere forti, oneste e libere, a maggior ragione ora che è stato evidenziato che le radici della corruzione sono ben piantate in Valle d'Aosta. Sta a noi estirparle per non far crescere ulteriormente la pianta».
Il capogruppo del "Movimento Cinque Stelle", Luciano Mossa, ha detto: «voteremo convintamente questa mozione perché per noi i principi contano. Alle elezioni regionali, il "Movimento Cinque Stelle" ha confermato di essere il movimento politico che fonda la sua forza sul programma e non sulle preferenze personali. Nel "Movimento Cinque Stelle" chi è indagato o ha subito condanne a qualsiasi livello non è candidabile. Alla luce degli eventi giudiziari di oggi, venuti alla luce grazie all'importante lavoro svolto dai Carabinieri e dalla "Dia", oltre a stigmatizzare il voto di scambio e questi comportamenti antidemocratici posti in essere in cambio di favori, come la cessione di appalti, noi promuoviamo l'immediata modifica della legge elettorale, con l'introduzione dello spoglio centralizzato e la preferenza unica, per mitigare il rischio del controllo del voto. Dopodiché si torni subito al voto».

«Siamo noi le persone offese, eletti in una tornata inficiata da influenze». Paolo Sammaritani della Lega VdA ha dichiarato: «questa sera, potremmo uscire da quest'Aula continuando a far finta di nulla, oppure ricordandoci di dover sempre stare attenti, di non svilire le situazioni, di non generalizzare i problemi. I fatti di oggi ci insegnano ad essere refrattari ad ogni tipo di infiltrazioni mafiose ed a mettere in atto tutte le azioni preventive. Oggi noi siamo persone offese, se i fatti fossero confermati, perché saremmo stati eletti in una tornata inficiata da influenze nell'espressione del voto. Voto di scambio, appalti truccati, corruzione di funzionari pubblici: questi i reati maggiormente percepiti dai valdostani. Dobbiamo combattere questi fenomeni. Incominciamo a lavorare con coscienza, dimostriamo coraggio, superiamo personalismi e partitismi, approviamo una legge elettorale confacente, diamo alla Valle d'Aosta ciò che si merita»

«Siamo ancora sotto il cappio del controllo del voto». Elso Gerandin di Mouv', dopo aver elogiato «la comunità calabrese onesta, che non chiede favori e che nulla ha a che spartire con corruzione e voto di scambio» ha esortato: «chi sa parli, perché non c'è futuro per una politica sotto scacco, per una politica che deve restituire favori elettorali. Nel 2014 il Consiglio, grazie all'astensione di dieci consiglieri dell'attuale maggioranza, ha respinto una mozione che esprimeva preoccupazione e prendeva le distanze da fenomeni corruttivi, invece sarebbe stato opportuno già allora esprimersi. In occasione delle ultime elezioni elettorali è stato introdotto il voto centralizzato, si è compiuto un passo avanti per eliminare il controllo del voto, ma è mancato il ristabilire il giusto rapporto tra candidati e elettori. I valdostani devono sapere che qualsiasi nuova legge elettorale venga approvata non potrà essere applicata per sei mesi: siamo ancora sotto il cappio del controllo del voto».

«Non si può affermare che le Istituzioni siano sane». Il capogruppo dell'Union Valdôtaine Progressiste, Jean-Claude Daudry, ha osservato che «in questo Consiglio, oggi abbiamo dimostrato di poter scrivere insieme una mozione in un momento difficile per tutti. Un testo di condanna forte e senza nessun alibi rispetto a quanto accaduto e di fiducia nell'operato delle Forze dell'ordine e della Magistratura. Nessuno si è tirato indietro nel voler sottolineare quanto accaduto e tutti vogliamo lavorare insieme per affrontare la situazione con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Il nostro lavoro è quello di produrre leggi e in prima Commissione stiamo esaminando la revisione di una legge elettorale che già nella scorsa Legislatura prevedeva lo spoglio centralizzato, in favore della libertà di voto».
Il vice capogruppo del "Movimento Cinque Stelle", Luigi Vesan, ha evidenziato: «quella di oggi non è stata una brutta giornata per la Valle d'Aosta, tenuto conto del fatto che per anni questo fenomeno è stato affrontato con ipocrisia. Oggi si è comunque compiuto un passo avanti per fronteggiare le infiltrazioni mafiose e ci dichiariamo sin d'ora favorevoli ad appoggiare la proposta di legge del collega Bertin per l'istituzione dell'Osservatorio permanente sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Alla luce dei risultati delle indagini svolte già da diversi anni, non possiamo affermare che le Istituzioni siano sane. Numeri alla mano, si può dedurre che i risultati delle elezioni comunali di Saint-Pierre e Aosta possono essere stati pesantemente condizionati dalle persone coinvolte nell'operazione odierna. Anche le elezioni di questo Consiglio e dei suoi organi apicali sono state inficiate. La maggioranza oggi, di fatto, può contare solo su diciassette voti: quanto si può sentire rappresentativa?».

«Non bisogna dire che non si sapeva delle infiltrazioni mafiose». Per Chantal Certan di Alpe, assessore all'istruzione, «questo è senz'altro un momento difficile e crudo per la Valle d'Aosta. Di fronte a questi fatti non bisogna dare messaggi fuorvianti; dire che non si sapeva delle infiltrazioni mafiose significa non avere memoria. Bisogna fare memoria, molti magistrati e pubblici ministeri hanno chiaramente raccontato quali erano le mappe di questo fenomeno nelle varie regioni. Nel 2012 l'allora procuratore di Agrigento, Salvatore Vella, in un intervento pubblico ci esortò a fare due cose: cultura fra i giovani, poiché la cultura rende liberi, e applicare le leggi perché esse rendono tutti equi e liberi. E' un monito ancora attuale. Valdostani, su la testa!».

«Esiste un modo di fare politica nell'interesse dei cittadini e della comunità». Il vice presidente dell'Assemblea, Luca Distort della Lega VdA, ha sostenuto: «il nostro compito è quello di chiederci che cosa possiamo cambiare. Il futuro ha un sapore antico, il passato ha un insegnamento per il futuro; ognuno di noi è tenuto a mettere in pratica un miglioramento. Oggi noi dobbiamo cambiare ottica, quell'ottica incisa nell'ordine morale di ognuno di noi. Esiste un modo di fare politica nell'interesse dei cittadini e della comunità: solo questo conta. Oggi non stiamo linciando una forza politica o un insieme di persone, bensì vogliamo evidenziare che un sistema non funziona, dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Non dobbiamo avere paura della verità, dobbiamo reagire perché oggi è offesa l'Istituzione che noi rappresentiamo e che rappresenta la comunità; è l'ultima roccaforte della fiducia che i cittadini danno alla politica. E' nostra responsabilità ascoltare i cittadini e rappresentare motivo di guadagnarci questa fiducia. Per questo dobbiamo avere il coraggio di tornare al voto. Non ci sono barricate, noi siamo la comunità valdostana. Ledere la fiducia significa indebolire il presente e il futuro».
Diego Lucianaz della Lega VdA ha denunciato «la presenza della 'ndrangheta già negli anni '70 in Valle d'Aosta. E chi non se ne è reso conto dimostra i propri preoccupanti limiti. L'invito alla comunità calabrese è quello di isolare questi fenomeni malavitosi proprio perché la Valle d'Aosta non diventi un'altra zona del malaffare. Esorto altresì i Valdostani a svegliarsi, ognuno per la propria parte, affinché venga eliminata ogni infiltrazione mafiosa».

«La nostra Valle non è così come è stata rappresentata da queste vicende giudiziarie». Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha parlato di «una giornata molto difficile perché sapere che ci sono delle infiltrazioni mafiose in Valle ci rende molto tristi. Ringrazio tutti i consiglieri intervenuti, perché c'è stata grande passione oltre all'impegno a voler dire che noi siamo lontani da questi metodi. C'è stata solo una differenza fra gli interventi vari: c'è che dice noi dobbiamo cambiare, mettendosi in discussione, e c'è chi dice voi dovete cambiare, allontanandosi dalle responsabilità. Oggi, dobbiamo dimostrare che queste accuse non sono vere. Non solo la classe politica è entrata nei grandi scandali, ce n'è per tutti: è una questione di persone, quindi dobbiamo metterci in discussione tutti. Come Governo vogliamo lavorare per dimostrare che la nostra Valle non è così come è stata rappresentata da queste vicende giudiziarie: dobbiamo lavorare bene, dimostrando attenzione alle regole e alla legalità, per fare buona amministrazione. Le cose cambieranno se cambiano noi e il lavoro più è corale e più è forte: insieme possiamo cambiare, combattiamo questa battaglia insieme per dimostrare che noi siamo qui per fare l'interesse della Valle d'Aosta. Noi siamo qui per lavorare e non facciamo campagna acquisti: il giorno che non avremo più la maggioranza ce ne andremo via il giorno dopo».

«Grande la distinzione tra un errore commeso in buona fede e quello con dolo». Il vice presidente del Consiglio, Augusto Rollandin, dell'Union Valdôtaine, ha infine rilevato: «chi governa sbaglia quasi tutti i giorni, ma è grande la distinzione tra un errore commesso in buona fede e quello con dolo. Essere in grado di garantire la perfezione è praticamente impossibile. Ciò che possiamo fare è impegnarci seriamente a portare avanti gli interessi della comunità, pur dovendo rapportarci con tante difficoltà e tanti vincoli. Esprimo apprezzamento per il testo di questa mozione, confezionato con l'apporto di tutti».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 23 Gennaio '19, h.21.20

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